25 aprile/ “Sardos pro Israele”
non parteciperà
alla cerimonia ufficiale

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La Bandiera della Brigata ebraica e l’Associazione Sardos Pro Israele non saranno presenti alla 72sima festa della Liberazione, a Cagliari. «Basta insulti e provocazioni. Festeggeremo il 25 Aprile con l’Associazione Aleph ion-Sardegna ebraica e alla Associazione Memoriale Sardo della Shoah». Lo ha detto all’Adnkronos il presidente di Sardos Pro Israele Mario Carboni (Federazione Italia Israele), che ricorda «le provocazioni e i tentativi di scontro degli ultimi due anni da parte di gruppi di esagitati avvolti nella bandiera palestinese».   «Sarebbe superfluo – afferma Carboni – elencare i fatti della Resistenza politica, culturale ed armata dei tantissimi ebrei che parteciparono alla lotta per la Liberazione. Ad essi si aggiunse la Brigata ebraica che risalì la Penisola liberando città e campagne. Purtroppo abbiamo dovuto rimarcare – prosegue – che il solo mostrare la bandiera della Brigata ebraica, durante il corteo che tradizionalmente si svolge a Cagliari il 25 aprile è stato oggetto nel 70° anniversario di insulti, provocazioni e di intollerabili atti di violenza fisica sin sotto il palco della cerimonia in Piazza del Carmine».

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Mario Carboni

«Lo stesso copione – denuncia Carboni – questa volta in maniera chiaramente organizzata, si è svolto nel 71° anniversario della Liberazione ad iniziare da un tentativo di scontro nella piazza Garibaldi da parte di esagitati avvolti nella bandiera palestinese».
«Durante la marcia era chiaro che provocatori con bandiere palestinesi si erano organizzati per creare situazioni che non sfociarono in scontri fisici solo per la civiltà e spirito democratico di chi esponeva la bandiera della Brigata ebraica. Lungo tutto il percorso – ricorda il presidente di Sardos Pro

Sardos-pro-IsraeleIsraele -, per due anni di fila, si è registrato quanto antisemitismo sia ancora attivo nella nostra società, cosa che sembrerebbe assurda in manifestazioni per il 25 aprile, anche se a causa di pochi rispetto alla maggioranza dei manifestanti».   Carboni ricorda che «in questo ultimo anno sono accaduti fatti terribili. Atti terroristici di matrice islamista hanno insanguinato l’Europa, con particolare accanimento verso le Comunità ebraiche, sostenute da una propaganda antisemita propria e indiscutibile degli eredi del Gran Muftì di Gerusalemme, alleato ed ammiratore di Hitler, del quale fu ospite e complice a Berlino durante tutta la guerra. Per questo -prosegue -, non condividendo la partecipazione invasiva degli eredi del Gran Muftì con le loro bandiere, senza per questo chiederne il loro allontanamento, ci sentiamo di pretendere la loro neanche lontana equiparazione alla bandiera della Brigata ebraica e alle bandiere delle Brigate partigiane, degli eserciti e degli Stati che hanno duramente combattuto e vinto il nazifascismo».

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