Carlo Orlandi
Il Giusto che veniva dal mare

Kowalczyk-Maucioni

di Nico Pirozzi –

C sono storie che vale la pena ricordare. Altre che sarebbe consigliabile tacere, come quella che fa da sfondo alla piazza napoletana titolata al gerarca repubblichino (Vincenzo Tecchio) o, peggio ancora, quella strada che a due passi dall’Università Federico II per più di quarant’anni ha celebrato il nome del presidente del tribunale della razza divenuto presidente della Corte Costituzionale (Gaetano Azzariti). Lo ha capito, senza avere la necessità di indagare su odononimi e manifestazioni di dubbio gusto – come quella che da sessanta e più anni va quotidianamente in scena a Predappio – Antonella Maucioni, preside (così si chiamavano una volta) del polo liceale “Leonardo da Vinci” di Maccarese, a un tiro di schioppo da Fiumicino e dalla spiaggia di Fregene.

Nico Pirozzi 3

Nico Pirozzi

È stata lei, dieci anni fa o giù di lì, a volere quel giardino che fa da cornice ai locali della scuola che dirige. Un fazzoletto di verde assai speciale. Non solo per via di quegli ulivi che lo scorso anno hanno prodotto 50 litri di ottimo olio, ma per il fatto che ciascuna di quelle piante porta un nome: quello di un Giusto.

Ma a differenza di quanto accade nel viale alberato che Yad Vashem ha riservato ai non ebrei che salvarono anche un solo figlio del popolo eletto, nel Giardino della Memoria di Maccarese, si ricordano anche i “Giusti” che in tempi più recenti (e anche più remoti) hanno messo in pericolo le loro vite e la loro posizione per salvare altre persone.

viale alberato che Yad Vashem

Yad Vashem

È accaduto durante il conflitto nella ex Jugoslavia e nella guerra interetnica in Rwanda, negli anni delle dittature militari in Argentina e nel Cile di Pinochet, ma anche in Turchia durante la mattanza della popolazione armena di un secolo fa.

Ultimo a trovare casa nel Giardino della memoria del piccolo comune del litorale romano è stato un marinaio napoletano: il nocchiere di prima classe Carlo Orlandi, che al comando della nave “Camogli”, trasse in salvo circa 250 persone, di cui 142 donne e 9 bambini, sopravvissute al naufragio del “Pentcho”.

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Pentcho

Un’operazione di ordinaria routine, se non fosse avvenuta nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale, in una delle zone più presidiate dagli aerei e dalle navi di Sua Maestà: il mar Egeo. Era infatti a Kamilonísi, un isolotto disabitato a metà strada tra Rodi e Creta, privo di fonti d’acqua, che nella notte del 10 ottobre 1940 era colato a picco il “Pentcho”: un vecchio e malandato battello a ruota, partito dal porto fluviale di Bratislava cinque mesi prima, con a bordo più di cinquecento ebrei in fuga dalle persecuzioni antisemite, che dopo aver contagiato Austria e Germania stavano infettando tutto il Centro-Europa.

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Un intervento di straordinario coraggio e umanità, quello di cui si resero protagonisti il comandate e l’equipaggio della “Camogli”, di cui per decenni si era smarrito il ricordo ma che ora torna a vivere nel luogo più idoneo per tenere viva la memoria, quale può essere solo una scuola.

Anche per questo a presenziare alla cerimonia di interramento dell’ulivo dedicato a Carlo Orlandi ha voluto esserci il nipote Nino Kowalczyk, che a dispetto del cognome polacco è un napoletano “doc”.

Un istituto davvero speciale, quello diretto da Antonella Maucioni dove la “memoria” non è un concetto astratto, bensì un progetto che mira alla formazione di una coscienza civica, critica e consapevole dei circa 1.200 studenti che frequentano i diversi indirizzi di studio offerti dal polo scolastico di Maccarese, che si concretizza nella realizzazione di incontri, giornate di studio (con testimoni, sopravvissuti, giornalisti ed esperti), rappresentazioni teatrali sul tema e viaggi sui luoghi di testimonianza e memoria.

Antonella Maucioni

Antonella Maucioni

Un percorso – va aggiunto – che dura l’intero anno scolastico: dal 16 ottobre, il giorno della razzia degli ebrei romani messa in atto dalle SS di Kappler e dagli sgherri della Repubblica Sociale Italiana, al 25 aprile, la giornata della Liberazione. E non solo per via di quella quarantina di alberi d’olivo, della mostra permanente dedicata ai Giusti tra le nazioni ricordati nel giardino che campeggia nei corridoi della scuola, e – non da ultimo – un gruppo di docenti (il Gruppo Memoria) quotidianamente impegnato nel ricercare nuovi stimoli per gli studenti che frequentano i vari indirizzi dell’istituto.

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Qui, in quest’angolo di campagna romana, sospesa tra il mare di Fregene e l’asfalto delle piste dell’aeroporto di Fiumicino, la memoria ha le sembianze di un piccolo e generoso frutto, come ricorda la preside Maucioni, che «aiuta a tenere viva la memoria». Quella stessa memoria che l’Italia ha spesso smarrito.

 

 

 

 

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