Il perché di un digiuno

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di Dror Eydar –

Oggi digiuno. Per il calendario ebraico è il 10 del mese di Tevet – il 4° mese secondo l’odierno conteggio, il 10° secondo il conteggio biblico. In questa data, nel 588 a.C., ebbe inizio l’assedio di Gerusalemme da parte dell’Impero babilonese, che durò fino alla distruzione della città, circa un anno e mezzo dopo, nell’estate del 586 a.C., e si concluse con l’esilio degli ebrei a Babilonia. Roma non era nemmeno una repubblica allora, ed era ancora sotto dominazione etrusca. Anche Roma arriverà a Gerusalemme, circa 500 anni dopo. Ma per il momento, restiamo su Babilonia.
Così racconta il profeta Geremia (52,4-5) che fu testimone degli eventi: “Nel decimo mese dell’anno nono del suo regno, il dieci del mese, venne Nabucodonosor re di Babilonia con tutto l’esercito contro Gerusalemme. Costoro si accamparono intorno ad essa e costruirono attorno opere d’assedio […] mentre la fame dominava nella città e non c’era più pane per la popolazione”.

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La prima distruzione del nostro paese iniziò in questo giorno, 2608 anni fa. Lo ricordiamo ancora oggi. Lo abbiamo sempre ricordato e, in virtù di questa memoria, abbiamo resistito al di fuori della nostra terra, perché abbiamo sempre ripetuto e rinnovato il giuramento dei primi esuli di Sion a Babilonia: “Se ti dimentico, Gerusalemme, si paralizzi la mia destra; mi si attacchi la lingua al palato, se lascio cadere il tuo ricordo, se non metto Gerusalemme al di sopra di ogni mia gioia”.
Moshe Hess, un intellettuale ebreo che si era allontanò dal suo popolo, si riavvicinò dopo essere stato colpito dal movimento del Risorgimento italiano nel XIX secolo.

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L’unificazione dell’Italia pose in lui il germe della speranza che anche noi potessimo farlo. Pubblicò il suo libro “Roma e Gerusalemme”, dove scriveva, tra le altre cose, che il nucleo nazionale era rimasto vivo grazie al nucleo religioso che avevamo preservato con attaccamento sin dalla seconda distruzione di Gerusalemme.

Moshe Hess

Moshe Hess

Dico questo perché il digiuno del 10 di Tevet è stato uno dei mezzi che hanno consentito di preservare la memoria della distruzione e, in generale, la nostra memoria nazionale. In questo giorno, gli ebrei – ovunque si trovassero nella loro diaspora – ricordavano che un tempo avevamo un regno e un governo, una terra, un esercito, un’economia e un tempio sul Monte Moriah a Gerusalemme.

E quando sono in tanti a sforzarsi di mantenere viva una memoria, le parole diventano sostanza costante che alimenta i nostri sogni. Abbiamo avuto il privilegio di vedere realizzato questo sogno nella nostra generazione: “Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare”.

index zzzDopo la fondazione dello Stato d’Israele, anche il Rabbinato centrale ha fissato questa data come “Giornata del Qaddìsh generale”. In questo giorno ricordiamo anche gli ebrei morti nella Shoah di cui non si conosce la data di morte. Gli ebrei si offrono volontari nelle sinagoghe di tutto il mondo, per dire Qaddìsh sui morti, anche se non si tratta di loro parenti stretti, mettendo così in pratica il principio per cui “tutti i figli d’Israele sono responsabili gli uni per gli altri”.

indexEsiste un filo storico che collega l’inizio della distruzione, 2600 anni fa, alla Shoah accaduta due generazioni fa. Questo giorno – il 10 di Tevet – ci ricorda che uno stato ebraico indipendente non è una cosa scontata. Bisogna continuare a compiere ogni sforzo per proteggerlo. È un prezioso deposito affidato nelle nostre mani, anche per gli ebrei del mondo.
Concludiamo con una consolazione. Il profeta del secondo Tempio, Zaccaria (8,9), profetizzò che sarebbe arrivato il giorno in cui questo digiuno (e altri digiuni) “diventeranno per la casa di Giuda una gioia, un gaudio, feste d’esultanza”. Amen.

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