A Milano il comune promuove
la “Tragedia palestinese”
degli “odiatori” di Israele

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di Alberto Giannoni 

Il simbolo del Comune accostato ai sostenitori della «resistenza» (o «intifada») palestinese e ai fautori del «boicottaggio» di Israele. L’appuntamento di sabato è già un caso. E solleva proteste in Consiglio e nelle associazioni filo-Israele, oltre che stupore fra i componenti della comunità ebraica. «Pratiche israeliane nei confronti del popolo palestinese e questione dell’apartheid», questo il titolo di un documento che sarà presentato al «Cam Gabelle» in via San Marco, nel corso dell’incontro dedicato alla «Tragedia palestinese nella crisi del diritto internazionale».

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Alberto Giannoni

Ora, che il popolo palestinese si trovi in una situazione drammatica è inconfutabile, ma storicamente la responsabilità di questa situazione grava sugli Stati arabo-musulmani e sui dirigenti delle organizzazioni palestinesi.

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Che lo Stato di Israele possa essere accusato di una politica di «apartheid» – cioè di segregazione razziale – nei confronti del popolo palestinese, è una tesi manichea che può trovare seguito e riscontro solo in settori estremi della politica.

E invece sembra che il Comune la promuova: il simbolo c’è, e qualcuno ora chiede con forza che sia tolto.

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Beppe Sala

L’incontro così – si legge nella locandina – è promosso da «Milano in Comune» e «Milano progressista».

Fra i promotori figurano però anche sigle filopalestinesi che hanno animato le con i loro militanti le manifestazioni del dicembre 2017, quelle in cui – in pieno centro di Milano – furono scanditi slogan pro-Intifada e anti-Israele (e anti-Usa) e addirittura grida jihadiste e antisemite che provocarono la giusta sollevazione della Comunità ebraica di Milano e poi la reazione di condanna del sindaco – e infine degli stessi organizzatori.

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Il corteo di Milano del 2017, “Ebrei trematte…”

Nel 2017 quel corteo, ora il convegno in via San Marco. «A cura di Progetto Palestina e Bds Italia» si legge a proposito dell’annunciato rapporto, un documento ambiguo, rifiutato perfino dall’Onu, che non è certo un’istituzione annoverabile fra quelle amiche di Israele.

«Il Rapporto “Escwa 2017” è stato a suo tempo respinto dalle nazioni unite, che lo hanno sconfessato e poi rimosso dal loro sito ufficiale», sottolinea Alessandro Litta Modignani, presidente dell’Associazione milanese pro Israele, che contesta l’iniziativa, parla di «professionisti dell’odio contro Israele» e chiama in causa Palazzo Marino.

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Alessandro Litta Modignani

«La locandina della manifestazione – dice – presenta il logo del Comune, che in modo irresponsabile sponsorizza e avalla la campagna mistificatoria di boicottaggio e odio nei confronti di Israele». Litta chiede «al sindaco Sala di ritirare immediatamente il patrocinio del Comune e di rendere conto all’opinione pubblica del sostegno offerto alla campagna denigratoria contro Israele, basata per giunta su un documento falso, menzognero, smentito e respinto dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite».

Matteo Forte

Matteo Forte

Del caso parlerà oggi in Aula Matteo Forte, capogruppo di «Milano popolare». «Strano Comune – dice – quello in cui: il sindaco, per un articolo di stampa in cui si preannunciava un avviso di garanzia, si autosospende e stimati dirigenti dell’urbanistica non si capisce bene accusati di cosa vengono spostati d’ufficio. Epperò lo stesso Comune apre le porte e riceve con tutti gli onori propagandisti della jihad palestinese».

(Giornale)

 

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