A proposito del Giro d’Italia
Brevi riflessioni

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di Giuseppe Crimaldi –

Come sempre cominciamo dalle notizie. L’ agenzia Ansa, questa sera (mentre scriviamo sono le ore 23,10 del 30 novembre del 2017) batte la seguente notizia: “GIRO: BATTIBECCO TRA DI STEFANO (M5S) E LOTTI SU TWITTER (ANSA) – ROMA, 30 NOV – «La polemica su Gerusalemme Ovest è ridicola.

Manlio Di Stefano, 5 Stelle

Manlio Di Stefano

Il #Giro2018 parte da lì per i soldi che
Israele versa come strategia politica, pensavate che la Gazzetta rispettasse ONU e buon senso? Pecunia non olet e il Ministro Luca Lotti come Pd lo sa bene. Politica per fortuna è altra cosa».

Lo scrive su Twitter il deputato M5s Manlio Di Stefano, membro della commissione Esteri della Camera. Al messaggio replica con un tweet il ministro Lotti: «Caro Manlio Di Stefano ma di cosa parla? Se ha le prove di quello che dice le mostri, qui o in Tribunale, dove preferisce. Il Giro d’Italia parte da Gerusalemme ed è dedicato a Gino Bartali, Giusto fra le nazioni: il resto è solo polemica sterile che nulla ha a che fare con lo Sport».

 

E adesso ricapitoliamo. Facendo un passo indietro. che cosa è successo? Ecco cosa è accaduto. E affidiamo sempre all’Ansa la ricostruzione dei fatti: ANSA/ IL GIRO TOGLIE ‘GERUSALEMME OVEST’, (ore 19,52 del 30 novembre 2017):
ISRAELE SODDISFATTO La gara partirà da lì, il governo aveva minacciato il forfait (di Aldo Baquis)

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(ANSAmed) – TEL AVIV, 30 NOV – Incidente diplomatico tra Israele e il Giro d’Italia, alla fine rientrato con soddisfazione di tutti. Una controversa dicitura, che nelle pubblicazioni ufficiali del Giro indicava in ‘Gerusalemme ovest’ il punto di partenza dell’edizione del 2018, ha provocato ieri sera una secca reazione di protesta del governo israeliano, che considera la città la propria capitale unificata. Oggi, dopo una serie frenetica di contatti, gli organizzatori hanno precisato che la partenza della prima tappa, una cronometro individuale, avverrà da “Gerusalemme”. Punto. E il governo di Benyamin Netanyahu se n’è immediatamente «felicitato». La minaccia di un clamoroso forfait israeliano della gara – peraltro molto attesa nel Paese, sia dal pubblico sportivo sia dalle autorità – è così rientrata con la stessa rapidità con cui si era manifestata.

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Ofer Sachs

 

 

Ancora ieri, in dichiarazioni alla stampa, l’ambasciatore d’Israele in Italia Ofer Sachs aveva detto: «Siamo estremamente eccitati per l’evento. È il regalo migliore che il popolo d’Israele poteva farsi per il 70esimo anniversario della nascita della Nazione. La Grande Partenza sarà un’occasione unica e avrà un significato chiaro: creare ponti». Ma poco dopo, con la diffusione sul web del programma, la dicitura “Gerusalemme ovest” aveva innescato la reazione negativa del governo israeliano. «Gerusalemme – hanno tuonato i ministri Miri Regev (Cultura e Sport) e Yariv Levin (Turismo), entrambi del Likud – è la capitale di Israele. Non c’è Est e Ovest: c’è una sola Gerusalemme, unificata».

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Quella pubblicazione rappresentava una «infrazione» alle intese con gli organizzatori. Se non fosse stata corretta, Israele avrebbe disertato l’evento. Un giornale vicino al governo, “Israel ha-Yom”, in un articolo allarmato in cui riferiva che «Il Giro in Israele rischia di essere annullato», ha riferito che sulla vicenda è stato consultato anche il ministero per le questioni strategiche. Nell’analisi maturata ieri a Gerusalemme si era giunti alla persuasione che «pressioni di elementi filo-palestinesi, volti ad evidenziare che Gerusalemme est non sarebbe parte di Israele» erano all’origine della precisazione della partenza del Giro da ‘Gerusalemme ovest’. Se la dicitura non fosse stata corretta, ha precisato il giornale, Israele avrebbe annullato i finanziamenti e revocato la propria partecipazione. La tensione si è comunque placata oggi quando RCS Sport ha chiarito che «la dicitura Gerusalemme Ovest è stata rimossa da ogni materiale legato al Giro d’Italia». Si trattava di materiale tecnico, è stato spiegato, «privo di valenza politica». La soddisfazione dei ministri Regev e Levin è stata immediata: «Ce ne felicitiamo e attendiamo a giorni l’arrivo dei dirigenti e degli organizzatori del Giro per mettere a punto il tracciato, che come previsto partirà dalla Torre di Davide e dalla porta di Jaffa»: fino al 1967 vi passava la linea di demarcazione che separava il settore di Gerusalemme sotto dominio giordano da quello israeliano.(ANSAmed).

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Brevi considerazioni finali. Nessun incidente diplomatico. Molto rumore per nulla. Il Giro d’Italia partirà da Gerusalemme, ISRAELE. E dunque tutto è bene ciò che finisce bene. Ma, certo, viviamo tempi difficili. Tra minacce di guerre nucleari (Usa-Corea del Nord) e soprattutto nell’indifferenza generale dell’Onu che chiude gli occhi salvo poi accorgersene a decenni di distanza davanti a una galassia di crimini: quelli di Boko Haram (Nigeria), di Bashar al Assad (Siria), del califfato nero del Daesh (leggi: Isis: Iraq, Siria), degli orridi ayatollah iraniani (Teheran e dintorni), di Al Shabaab (Somalia), dei talebani afghani, di Al Qaida (che esiste ancora e resiste, anche se nessuno ne parla più), dei seguaci della Shura di Quetta (Pakistan),  dei ribelli houthi (Yemen), del Consiglio della shura dei rivoluzionari di Bangasi (Libia), di Al Nusra (ancora Siria…).

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In Italia, qui da noi, non va certo meglio. Come in Europa. Da noi gli orridi  rigurgiti di destre e sinistre estreme finiscono per ammorbare l’aria che respiriamo; e così, mentre un gruppo di facinorosi vestiti di nero fanno irruzione a Como durante un incontro in cui si parla di accoglienza e di integrazione, altri facinorosi – i fin troppo tollerati “giovani” dei centri sciali che “okkupano” e dettano la linea del sinistramente corretto  si permettono impunemente di invitare terroriste dirottatrici di voli di linea come Leyla Khaled, una che andrebbe immediatamente arrestata e processata per crimini di guerra con mandato internazionale.

L’antisemitismo strisciante anche questa volta ci ha riprovato. Ha tentato di boicottare una manifestazione sportiva, il Giro d’Italia, provando a mettere il bastone tra i “raggi” delle biciclette. Ma stavolta ai nuovi razzisti è andata male. Ce ne compiaciamo. E per questo non possiamo che fare due considerazioni. Noi della federazione Italia Israele non abbiamo colore politico: ciascuno di noi ha le proprie opinioni, idee e orientamenti politici. Pur tuttavia plaudiamo alle parole del ministro dello Sport Lotti. Perché di sport si vive, e non si fa polemiche. Far partire il Giro d’Italia da Israele, e da Gerusalemme  – una e indivisibile – è un omaggio a Gino Bartali. Bartali, e forse questo nemmeno sa il deputato pentastellato Di Stefano, fu un eroe non solo nello sport ma anche e soprattutto nella vita: durante la Seconda Guerra Mondiale salvò qualcosa come 800 ebrei dalle deportazioni nazi-fasciste. Si informi, studi, “onorevole”  Di Stefano. E rilegga qualche libro, di tanto in tanto. Perché, come scrisse George Bernard Shaw (che forse lei nemmeno ha mai incrociato nelle sue dissertazioni culturali): “Quando uno stupido fa qualcosa di cui dovrebbe vergognarsi, allora dice sempre che è un suo dovere”.

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Giuseppe Crimaldi

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Giuseppe Crimaldi, giornalista