A proposito di Mengele…

51-ks5WRCtLdi Giulio Meotti –

Intervengo sulle polemiche nazionali in merito al mio articolo uscito   sul Foglio sul dottor Mengele. Contro ha parlato persino il sindaco di Roma, Virginia Raggi. Mi hanno accusato di aver “elogiato”, “giustificato” e “scusato” Mengele, come se nell’articolo non avessi spiegato che il suo era l’inferno in terra. Cosa rispondere a simili offese folli e diffamanti?

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Giulio Meotti

Mai vista una cosa del genere. Come è nata dunque la vicenda? E’ in uscita un libro di Marwell, che ha dato la caccia al medico di Auschwitz e già direttore del Museo del patrimonio ebraico di Washington.

Vi racconta come il dottore che decideva chi dovesse vivere e morire avesse non soltanto due lauree (medicina e antropologia), ma che avesse studiato con il Nobel Frisch, che era il primo allievo del maggiore genetista tedesco del tempo (Verschuer), che Mengele si stava preparando alla docenza universitaria, che venne pubblicato dalle maggiori riviste sull’ereditarietà del tempo, che una volta ad Auschwitz continuò a collaborare con l’Istituto Kaiser Wilhelm da cui uscirono tanti Nobel, che inviava loro campioni di “materiale” preso ad Auschwitz durante la sua opera di morte, che collaborò perfino con il Nobel Butenandt, che fu insomma un ricercatore importante uscito dal ventre di una medicina malata ed eugenetica.

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Non era il solo, Mengele. Chi ha scoperto l’autismo, il dottor Asperger, collaborò con i nazisti per mandare a morte i bambini malati. Il manuale di anatomia ancora in uso lo ha scritto il dottor Pernkopf, che fece esperimento sulle vittime del nazismo. E qualche anno fa, lo Spiegel pubblicò un articolo con questo titolo: “Mengele era un ricercatore di punta nel campo della genetica? Il medico delle SS ha condotto esperimenti ad Auschwitz per conto dei laboratori tedeschi”.

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L’ho giudicata una storia agghiacciante e molto importante e ne ho scritto, perché sì Mengele fu un “mostro”, ma fu mostruosa anche la scienza di cui era rappresentante. Scienza e cultura non sono di per sé espressioni positive, possono diventare scienza di morte.

Mi duole se l’articolo ha ferito qualcuno, ma non ci saranno le mie scuse anche a fronte delle aggressioni che ho ricevuto, anche di parte ebraica. Evidentemente ho rotto un tabù. Ai posteri l’ardua sentenza.

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