A proposito di Rabin, il Ghandi ebreo

Yitzhak Rabin

 

di Niram Ferretti –

Yitzhak Rabin, si sa, è un santino della sinistra che ne ha fatto l’icona del progressista illuminato ucciso dal torvo estremista di destra ebreo Yigal Amir. In questa favoletta buona per i gonzi, Rabin è uomo di pace e virtù, impareggiabile statista lucido e coraggioso. Tuttavia, malgrado il disastro degli Accordi di Oslo, da lui appoggiati, si dimentica opportunamente,ciò che disse nel suo ultimo discorso pronunciato alla Knesset il 5 ottobre del 1995, un mese prima di essere ucciso e che può essere considerato il suo testamento:

Niram Ferretti

“Nel quadro della soluzione permanente, ciò che aspiriamo a raggiungere è, in primo luogo, lo Stato di Israele come stato ebraico, di cui almeno l’80% dei cittadini saranno ebrei…Abbiamo optato per uno Stato ebraico perchè siamo convinti che uno stato binazionale con milioni di arabi palestinesi non sarebbe in grado di adempiere al ruolo ebraico dello Stato di Israele, che è lo stato degli ebrei”.

Yigal Amir

Insomma, per Rabin in uno Stato ebraico, la maggioranza dei cittadini doveva essere ebrea. Un idea originalissima e sconcertante, che la Legge Base varata nell’estate del 2018 dalla Knesset, ha ratificato suscitando reazioni indignate per il suo presunto etnonazionalismo, il suo razzismo, ecc. Naturalmente, il problema vero è che questa legge venne varata dal governo di Benjamin Netanyahu.

Rabin, Clinton e Arafat, Oslo

Ma torniamo a Rabin e al suo ultimo discorso in parlamento. “I confini dello Stato di Israele, nel contesto della soluzione permanente, saranno oltre le linee che esistevano prima della Guerra dei Sei Giorni. Non torneremo alle linee del 4 giugno 1967…Ciò che prospettiamo e vogliamo nel contesto della soluzione permanente è, in primo luogo, una Gerusalemme unita, che includerà sia Ma’ale Adumim che Givat Ze’ev – come capitale di Israele, sotto la sovranità israeliana, pur preservando i diritti dei membri delle altre fedi, cristianesimo e islam, alla libertà di accesso e alla libertà di culto nei loro luoghi santi, secondo le usanze delle loro fedi”.

Donald Trump

Un attimo. Gerusalemme unita, sotto la sovranità israeliana? Ma, Donald Trump ha forse voluto rendere omaggio alla volontà di Rabin, dichiarando il 6 dicembre del 2017, Gerusalemme capitale dello Stato ebraico? Con una riserva, Rabin andò oltre Trump, parlò infatti di Gerusalemme unita, dunque nessuna concessione a una divisione della città con i palestinesi, mentre Trump, nella sua dichiarazione non fece cenno a ciò. Ma è Trump l’oltranzista e insieme a lui Netanyahu.

Reuven Rivlin

Proseguiamo.”Il confine di sicurezza dello Stato di Israele sarà situato nella Valle del Giordano, nel senso più ampio del termine”. Non contento, la colomba, il Ghandi ebreo, dichiarò che nella cornice della soluzione permanente dovessero essere costruiti “Blocchi di insediamenti in Giudea e Samaria, come quello di Gush Katif” (Gush Katif, che si trovava a Gaza, venne smobilitato nel 2005).

Però Rabin, ah Rabin! lui sì che era un uomo di pace, mica Netanyahu il quale grazie a Trump (va sempre ricordato) ha ottenuto ciò che premeva a Rabin, in attesa di sistemare la questione relativa alla Valle del Giordano.

 

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