A Salonicco si gioca alla Shoah

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di Manuela Gatti –

La trama è semplice: sei catapultato nel 1939, sta scoppiando la guerra. Un imprenditore arriva in città sperando di lucrare sul conflitto. A un certo punto, però, si pente, e decide di salvare quanti più innocenti possibile mettendoli al lavoro nella propria fabbrica. Ricorda qualcosa? È la trama di Schindler’s List, uno dei film più famosi sull’Olocausto. Pellicola che a Salonicco, seconda città della Grecia, è stata trasformata in una escape room, cioè un gioco: in un’ora, risolvendo vari enigmi e prove, i concorrenti devono riuscire a trovare la lista delle persone da salvare ed evadere dalla stanza in cui si trovano rinchiusi.

Manuela Gatti

Manuela Gatti

Fino a poche settimane fa, quando sono comparse le prime critiche, l’escape room di Salonicco si chiamava proprio così: Schindler’s List. Ora i gestori del locale hanno preferito ribattezzarla «Secret Agent», ma la descrizione online è rimasta identica. Così come l’allestimento vintage: lampade a olio, valigie abbandonate, macchine per scrivere, vecchi telefoni fissi.

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Schindler’s List la trama del gioco

Ad accompagnare, rumore di spari e musica presa dalla colonna sonora del film di Steven Spielberg. «Prendere un’esperienza come quella dell’Olocausto, così disumanizzante per le vittime, e trasformarla in un gioco banalizza non solo quei fatti ma anche la sofferenza di chi li ha vissuti», ha protestato Victoria Barnett del museo della Shoah di Washington.

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The Secret Agent

La scelta del tema del locale è sembrata collidere soprattutto con la storia della città: fino a prima della Seconda guerra mondiale Salonicco ospitava una delle comunità ebraiche più numerose dell’Europa orientale, tanto da essersi guadagnata il soprannome di Gerusalemme dei Balcani.

Dal marzo 1943 in poi circa 44mila ebrei furono deportati dall’antica Tessalonica nei campi di concentramento. Il censimento del 1951 ne contò meno di 1800.

Margarita Gokun Silver

Margarita Gokun Silver

La società che gestisce la struttura, Great Escape, non vede il gioco come un oltraggio alla storia. «Mi è stato detto che i proprietari non lo trovano né insensibile né offensivo, ma anzi educativo», spiega la scrittrice Margarita Gokun Silver nel racconto della sua visita pubblicato sulla piattaforma Medium.

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Successivamente, però, la società ha negato qualunque riferimento dell’allestimento all’Olocausto, rifiutando di commentare ulteriormente la vicenda. Il sito – che propone altre sette escape room, con temi più classicamente thriller – parla dell’obiettivo di «unire passato, presente e futuro».

Victor Eliezer

Victor Eliezer

Nel frattempo, però, ha fatto sparire il video di presentazione della stanza «Schindler’s List», così come i riferimenti alla nazionalità tedesca dell’imprenditore, alle SS e alla città di Cracovia, in Polonia, tutti dettagli che rispecchiavano la pellicola. «Non è questione di antisemitismo, il successo di posti come questo fa leva sull’ignoranza dilagante nella società greca – ha commentato al sito Deutsche Welle il vicepresidente della comunità ebraica ellenica, Victor Eliezer -. Se chiedete in giro è probabile che la maggior parte dei greci vi dirà che Schindler era una rockstar o un calciatore».

Victoria Barnett

Victoria Barnett

È forse la stessa ignoranza contro cui nel 2017 la comunità ebraica greca si scagliò per far chiudere un’altra escape room a Galatsi, periferia di Atene: l’avevano chiamata «Auschwitz» e i giocatori dovevano riuscire a evadere da una simil-camera a gas. Stesso copione di un locale speculare a Praga, Repubblica Ceca.

L’anno prima nei Paesi Bassi ne era spuntato uno che ricreava l’appartamento in cui si era nascosta Anna Frank con la sua famiglia. «Mi auguro per loro che facciano un viaggio ad Auschwitz – conclude Eliezer -. Solo così c’è speranza che la smettano di svilire il dolore».

 ( Giornale)

 

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