“A scuola non si fa politica”
Censurato uno scrittore ebreo
che doveva raccontare l’Olocausto

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di Gerardo Verolino –

A proposito di razzismo. Mentre tutti guardano solo oltreconfine, per moda, per vezzo, o per apparire goffamente altruisti, a quel Terzo Mondo, a quell’Africa negletta usata, sempre più spesso, per scopi politici, ci si distrae da ciò che succede dentro i nostri confini, e di quanto razzismo si possa ancora nascondere in un luogo civile e aperto al confronto quale può essere la scuola italiana.

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

Capita, ad esempio, che un imprenditore, discendente da una famiglia di ebrei perseguitati dai nazisti e periti nei campi di concentramento, venga fatto oggetto di apartheid, venga ghettizzato, nel nostro Paese, per il suo essere ebreo.

Roberto Matatia

Roberto Matatia

È quanto è successo, ad ottant’anni dalle infami leggi razziali che Mussolini promulgò nel 1938,  a Roberto Matatia, che ha raccontato la storia tragica della sua famiglia nel libro “Vicini scomodi. Storia di un ebreo di provincia, di sua moglie e dei suoi tre figli negli anni del fascismo” (Giuntina).  “Mosaico” il magazine della comunità ebraica milanese è stato il primo sito a dare la notizia su Matatia.

Questo scrittore faentino, dopo che in un primo momento viene contatto da un insegnante di un liceo per raccontare, come d’abitudine e a futura memoria, quanto capitato alla sua famiglia in quell’orribile periodo, scopre, ad un certo punto, che una parte del corpo docente di quel liceo di Torremaggiore in provincia di Foggia ritiene inopportuna la sua partecipazione perché “invitare a relazionare un ebreo è una scelta politica e, a scuola, non si fa politica”.

Nissim Matatia, il padre, morto ad Auschwitz

Nissim Matatia morto ad Auschwitz

Siamo, ottant’anni dopo, ad una seconda, certo meno cruenta, ma lo stesso moralmente ignobile, discriminazione nei confronti di un ebreo per il solo fatto di esserlo.

E, appare scandaloso, che, a mente fredda, quel corpo insegnante, 24 ore dopo la decisione, non si sia accorto dell’errore per cercare di porvi rimedio richiamando il professore e scusandosi con lui.

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Chi avrebbe dovuto raccontare quei fatti: forse un discendente di una famiglia di nazisti? Raccontare le Leggi Razziali e l’Olocausto sarebbe far politica?

Forse una parte di quel corpo docente, ipotizziamo nutrita di idee filo-palestinesi, ha perso il filo della ragione e confonde i fatti storici con le opinioni politiche e la discendenza ebraica con le diatribe sulla politica israeliana. Se questa è la scuola che deve educare le future generazioni il futuro appare più nero del colore di quel regime che istruì le infami leggi.

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