Abu Mazen si aggrappa alla Cina

Abu Mazen e Xi Jinping

di Sharon Nizza –

“La presidenza riafferma il supporto dello Stato di Palestina al diritto dell’amica Repubblica Popolare Cinese di preservare la propria sovranità, rifiutando i tentativi di destabilizzare la propria integrità territoriale, compresa Hong Kong”. Così una dichiarazione dell’ufficio del presidente Mahmoud Abbas, rilanciata dall’agenzia Wafa, in cui plaude alla Cina anche per “la ferma posizione a sostegno del popolo palestinese per ottenere la libertà e l’indipendenza nel suo Stato sovrano”.

Sharon Nizza

A fare eco ad Abu Mazen, il ministro degli Esteri Riyad al Maliki che, illustrando ieri gli sforzi diplomatici per far desistere Israele dall’estendere la sovranità su parte dei Territori, ha menzionato quella cinese come “una delle prese di posizione più forti da parte della comunità internazionale nel rigettare il piano”. Il riferimento è a una lettera inviatagli dall’omologo cinese che esprime “la profonda preoccupazione per un piano di annessione unilaterale contrario al diritto internazionale”.

Dallo scoppio della pandemia, i rapporti cino-palestinesi si sono intensificati, con assistenza sanitaria cinese giunta in piena emergenza e auspici sulla necessità di rafforzare le cooperazione bilaterale, evidenziati anche dal presidente Xi Jinping in un messaggio ad Abbas in aprile. È un tentativo di riempire il vacuum che si è creato con il progressivo allontanamento degli Stati arabi dalla causa palestinese e soprattutto con la rottura dei rapporti con gli Usa.

Mike Pompeo

Quanto lontano quel maggio 2017, quando Trump in visita ufficiale veniva accolto a Betlemme sotto un enorme striscione “La città della pace dà il benvenuto all’uomo della pace”. Pochi mesi dopo Abu Mazen annunciava l’interruzione dei rapporti a seguito dello spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme. La Cina ha anche aumentato le donazioni all’Unrwa, l’agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi, dopo che gli Usa hanno annunciato nel 2018 lo stop ai finanziamenti. E se con i palestinesi ci sono prove di avvicinamento, sul fronte israeliano le relazioni con la Cina rischiano di farsi più tese.

Sorek2

La visita lampo del segretario di Stato Mike Pompeo il 13 maggio – nel corso della quale il disappunto americano per crescenti investimenti economici cinesi in Israele era all’ordine del giorno – ha dato i suoi primi frutti: la settimana scorsa Israele ha annunciato che sarà una compagnia israeliana, e non la concorrente cinese, a costruire l’impianto di desalinizzazione Sorek 2, nei pressi di una base militare che vede non di rado la presenza di soldati americani.

Il ministero della Difesa ha espresso parere negativo sulla possibilità che aziende cinesi – anche se di stanza a Hong Kong – siano coinvolte nella rete 5G. In vista ci sono altri appalti e progetti: è opinione diffusa che Israele dovrà fare delle rinunce per non irritare il suo indiscusso partner strategico, gli Stati Uniti.

 (Repubblica)

 

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