Accordo Israele – Onu

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Migranti da Israele all’Italia, anzi no. Diventa un caso diplomatico l’arrivo di nuovi migranti nel nostro Paese. «Non c’è alcun accordo con l’Italia nell’ambito del patto bilaterale tra Israele e l’Unhcr per la ricollocazione, in cinque anni, dei migranti che vanno in Israele dall’Africa e che Israele si è impegnata a non respingere», precisano fonti della Farnesina dopo che si era diffusa la notizia che proprio il nostro Paese avrebbe accolto i migranti in arrivo da Israele.

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Benyamin Netanyahu

E lo stesso ufficio del premier israeliano Benyamin Netanyahu fa sapere che «l’Italia era solo un esempio di un paese occidentale: il primo ministro non intendeva in modo specifico l’Italia». Ma da dove nasce l’equivoco? Nella giornata di oggi, il governo israeliano e l’Unhcr hanno concluso un’intesa per il trasferimento di gran parte dei migranti illegali africani presenti nello Stato ebraico. Secondo quanto affermato dal premier israeliano, Benyamin Netanyahu, l’intesa prevede che i migranti illegali africani, tra cui numerosi richiedenti asilo, verranno trasferiti in alcuni paesi occidentali.

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Le possibili destinazioni includono Italia, Germania e Canada, aveva detto il capo del governo israeliano, per poi precisare, appunto, che l’Italia era solo un esempio possibile tra tanti. Tuttavia, ha precisato Netanyahu, la responsabilità dei trasferimenti spetterà all’Unhcr. Il capo del governo di Israele ha poi ribadito che circa 16 mila migranti africani verranno espulsi, mentre gli altri 16 mila rimarranno provvisoriamente nello Stato ebraico per cinque anni.

L’accordo riguarda quei rifugiati che, al momento, non hanno una pratica di richiesta di asilo già attiva. Sono uomini giovani, senza famiglia, che Israele considera espatriati per motivi di lavoro e non perché si trovavano in condizioni di pericolo. Per la maggior parte raggruppati nei sobborghi di Tel Aviv, in un’area nota oggi come «Little Africa». In totale sono circa 16.250, espatriati tra il 2005 e il 2012, prima cioè che entrasse in funzione una nuova barriera sul confine con l’Egitto, nella penisola del Sinai. A loro era stato detto che, al prossimo rinnovo di permesso di residenza, gli sarebbe stato chiesto di lasciare il Paese.

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Con 3.500 dollari e un biglietto aereo pagato. Oppure avrebbero dovuto affrontare un periodo di tempo indefinito di carcere. In attesa di un possibile intervento della Corte Suprema sulla decisione, si sono scatenate le associazioni che si occupano di diritti umani. Dal centro nazionale per rifugiati e migranti a Amnesty International: è stata firmata una lettera per chiedere che il piano venire immediatamente fermato. Anche perché la decisione non era stata, secondo loro, strutturata in modo ragionevole. Ad esempio, era previsto un accordo con il Rwanda, a cui venivano dati 5.000 dollari per ogni migrante accettato: «Non è un posto sicuro — spiegano — tutte le prove indicano che chiunque venga deportato da Israele al Rwanda si ritrova senza uno status e senza diritti, esposto a minacce, violenze ed estorsioni». Critiche erano arrivate anche dallo stesso Onu. Il commissario per i rifugiati, Filippo Grandi, aveva detto: «Ciò che ha deciso il governo israeliano è di grande preoccupazione. Israele ha una storia dolorosa di migrazione ed esilio. Le nuove generazioni non devono dimenticare che i rifugiati non partono per scelta ma perché non ne hanno».

(Corriere della Sera)

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