Adachiara Zevi
Lettera minatoria e foto di Hitler

Adachiara Zevi, curatrice del progetto, durante l'installazione di una delle undici nuove pietre d'inciampo dell'artista tedesco Gunter Demnig, in Via Po, Roma, 11 gennaio 2016. La pietra, con una targa d'ottone lucente per non dimenticare l'orrore della Shoah, viene posta davanti l'ingresso dell'edificio, al numero civico 42, dove abitava Arrigo Tedeschi, classe 1887, arrestato il 16 ottobre 1943, deportato ad Auschwitz ed assassinato dopo pochi giorni. ANSA/ FABIO CAMPANA

Adachiara Zevi

di Enzo Boldi –

Una lettera minatoria, con riferimenti a campi di concentramento e accompagnata da una foto di Adolf Hitler. È questa la brutta sorpresa, ricevuta via posta  da Adachiara Zevi, presidente dell’associazione culturale «Arte in memoria»

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«Pregiatissima signora, mi duole molto il fatto di non averla conosciuta nei miei campi di concentramento», recitava la lettera inviata nella sede romana dell’associazione culturale Arte in memoria e indirizzata ad Adachiara Zevi, figlia di Tullia giornalista e scrittrice scomparsa nel 2011.

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Adolf Hitler

Parole di stampo antisemita contro una donna che ha da sempre difeso e curato la cultura ebraica, accompagnate da una foto di Adolf Hitler e da un cattivo presagio. «Ma non è detto! Ci sono tanti miei seguaci… e non è detta l’ultima». Si conclude così la minaccia ad Adachiara Zevi, che ha denunciato l’accaduto ai carabinieri di piazza Farnese a Roma.

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Adachiara Zevi

«È la prima volta che riceviamo minacce di questo tipo – ha spiegato Adachiara Zevi all’Ansa -. Credo che questo episodio sia legato alle due iniziative curate dall’associazione, il progetto Memorie d’inciampo e la biennale di arte contemporanea ‘Arte in memoria’, in programma nella Sinagoga di Ostia antica. Due iniziative molto importanti, entrambe legate alla memoria, che quindi danno fastidio a chi tende a dimenticare».

Una (spiacevole) novità per Adachiara Zevi, che però è cosciente che si tratti di un fenomeno continuo e che pare essere senza fine. «Purtroppo – spiega amaramente all’Ansa – atti del genere sono molto diffusi. Negli anni se ne sono registrati tantissimi. Certo, questi tempi che viviamo non migliorano la situazione, ma l’antisemitismo c’è sempre stato».

 

 (Giornalettismo)

 

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