“Al Ula, meraviglia antisemita”
All’Institut du Monde Arabe
si cancella il nome di Israele

 

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 di Stefano Montefiori

L’Institut du Monde Arabe a Parigi è un luogo di incontro con la cultura, l’arte e la storia del mondo arabo, presieduto con passione da Jack Lang, non dimenticato ministro della Cultura dell’era Mitterrand. E inevitabile che un’istituzione simile risenta talvolta dei conflitti sui valori che oppongono Occidente e mondo arabo-musulmano, soprattutto considerando il peso importante che hanno gli Stati e i mecenati del Golfo nell’organizzazione delle esposizioni.

Stefano Montefiori

Stefano Montefiori

L’ultima polemica riguarda la mostra «Al Ula, meraviglia d’Arabia» appena inaugurata, dedicata alla regione nord-occidentale dell’Arabia Saudita e al suo passato pre-islamico.

Le spettacolari immagini scattate dal cielo dal celebre fotografo Yann-Arthus Bertrand mostrano un’Arabia insospettata, che dovrebbe invogliare alla visita il pubblico occidentale. L’esposizione all’Istituto del mondo arabo fa parte del tentativo del regno wahabita di aprire — con moderazione — il Paese al turismo, per la prima volta nella sua storia.

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Institut  du Monde Arabe

Yann-Arthus Bertrand

Yann-Arthus Bertrand

Negli stessi giorni sui giornali francesi compaiono pagine di pubblicità che propagandano il sogno di un’Arabia da mille e una notte, un’azione di diversione del regime guidato dal principe ereditario Mohammed Ben Salman, più noto perché sospettato di essere all’origine dello smembramento del giornalista e oppositore Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul, ile ottobre 2018.

Jack Lang

Jack Lang

Un anno dopo quella barbarie, Riad cerca di migliorare un’immagine finora legata alla persecuzione dei dissidenti, alla discriminazione delle donne e alla guerra nello Yemen, per proporsi come nuova emozione turistica, nonostante tutto.

Per apprezzare questa proposta di apertura del regime bisogna essere pronti a sorvolare su molte cose, tra cui anche la grande carta del Medio Oriente esposta all’inizio della mostra: i confini di Israele ci sono ma il nome dello Stato ebraico è censurato, sostituito da «territori palestinesi». Potenza del nuovo «soft power» saudita.

  (Corriere della Sera)

 

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