Amsterdam, la casa di Etty
Salviamo un pezzo di storia della Shoah 

di Francesca Barresi –

Tale come lo è stata nella vita, nelle opere, nel pensiero e nella sua struggente libertà, una donna olandese, europea di cultura ed ebraica di ascendenze, che molti stiamo imparando a conoscere e amare nel profondo della sua sensibilità umana e femminile: Etty Hillesum. Scrittrice e martire di grande sensibilità e delicatezza, tale da sfuggire a ogni canonica e rigida classificazione di parte, resta di lei il fecondo tratto umano e intellettuale che l’accomuna alla trasversalità delle mistiche medievali, attenta a tutte le più esili e frastagliate sfumature delle varie tradizioni religiose, quasi un filo teso tra l’ebraismo e il cattolicesimo di ispirazione femminile ed europea.

Etty Hillesum

Laureata in giurisprudenza, avvocata dei più deboli e indifesi, Etty fu vittima della Shoah, spirando nel campo di concentramento di Auschwitz nel novembre del 1943. Di lei, in Olanda, per restare in tema biblico, è rimasta una memoria minore se non sminuita, quasi relegata e seppellita in quel “campo degli orfani” che non si può invadere, dove nessuno può “spostare il confine antico”.

Oggi la sua casa, l’edificio di Gabriel Metsustraat 6 in pieno centro di Amsterdam, è a rischio di essere demolita dalle ruspe per far posto a un nuovo piano edilizio, cancellando un pezzo importante del patrimonio storico della città.

Qui Etty Hillesum scrisse i suoi diari nel 1941 e nel 1942, respirando l’aria di una via e di una città che fa fatica a identificarsi come un segno urbanistico tra i più rari, e ancora da scoprire, del Novecento europeo.

 

Ho contattato dall’Ambasciatore al Ministro della cultura dei Paesi Bassi, ma sulle prime la risposta sembrava essere sempre la stessa: “quella casa non è un monumento”.

Anna Frank, Etty Hillesum

Poi uno spiraglio che arriva dall’addetto culturale dell’Ambasciata del Regno dei Paesi Bassi a Roma, il quale mi comunica quanto segue: «Abbiamo ricevuto delle notizie positive da Amsterdam. Oltre il rincorso contro il permesso di demolizione, è stato avviato il processo per inserire il palazzo nell’elenco comunale di monumenti su richiesta dell’Associazione Cuypers che si batte per il patrimonio storico architettonico nella capitale. Ovviamente non si tratta ancora di una decisione definitiva, ma ci sono delle buone speranze per salvare il palazzo».

Tuttavia se la mobilitazione ha dato un primo risultato, è però importante lasciare una firma online (qui la petizione) a protezione di quello che è più di un monumento: è uno mnemotopo, uno dei luoghi più sacri della nostra storia, della libertà e della Resistenza. Dimenticarlo, o peggio non riconoscerlo, significa fare ancora una volta il medesimo errore.

(Avvenire)

 

 

 

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