Animalisti in campo
contro la Festa del Sacrificio

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di Emanuela Bertolone-

Anche quest’anno la comunità musulmana biellese si prepara alla tradizionale Festa del Sacrificio. Dall’11 al 15 agosto, ovini e caprini subiranno la macellazione rituale ‘halal’, una pratica con origine antichissime che porta con sé un’infinità di polemiche. La tradizione vuole che durante la Festa del Sacrificio, i musulmani pranzino con un agnello ‘halal’ (cioè ‘permesso dalla legge’). Così come la macellazione ‘kosher’ ebraica, anche questa pratica prevede che l’animale sia cosciente durante il rito, che la morte avvenga per dissanguamento tramite la recisione di esofago e trachea e che, durante la lunga agonia, vengano recitate alcune preghiere.

Emanuela Bertolone

Emanuela Bertolone

Da anni il Meta di Biella guidato da Valerio Vassallo si batte affinché questa pratica venga abolita, ma senza successo. Manifestazione a Milano con striscioni, megafoni e schermi in cui vengono riproposte immagini di macellazione nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica. «Un fanatismo religioso che non tiene in considerazione le più elementari leggi di rispetto animale – dice Vassallo – Da anni ci battiamo nel Biellese affinché gli animali vengano almeno storditi prima di essere uccisi».

Ed infatti, nei paesi dell’Unione Europea è ammessa la cosiddetta ‘Legge sullo stordimento’, ma in Italia, Francia, Germania e Spagna sono state concesse alcune deroghe.

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La Festa del Sacrificio

Nel nostro Paese questo rito viene eseguito in circa 200 centri autorizzati, ma non sono rari i casi di macellazione ‘familiare’. «Ogni anno, dopo la Festa del Sacrificio, nella zona di Mongrando, Salussola, Cerrione si trovano pelli ed animali sgozzati – dice ancora il referente del Meta -. Oramai è difficile trovare macellai disposti ad eseguire l’ ‘halal’. Ecco perchè gli stessi musulmani vanno dagli allevatori ad acquistare gli animali da sacrificare».

Effettivamente i macellatori sono sempre più scettici nei confronti di quest’usanza. «Noi abbiamo eseguito ‘halal’ e ‘kosher’ per un paio d’anni ma si tratta di una pratica che implica una sofferenza atroce per l’animale – spiega l’allevatore Fabio Botalla di Mongrando -. Dallo scorso anno abbiamo detto basta. In zona le pratica solo un macello di Carema».

Omar Es Saket

Omar Es Saket

Eppure, la comunità islamica, non pare aver la minima intenzione di abbandonare questa tradizione. «Il sacrificio di un animale tramite la macellazione ‘halal’ è l’unica possibilità che abbiamo durante l’anno di ripulirci dei nostri peccati» spiega Omar Es Saket, responsabile dell’organizzazione della Festa del Sacrificio nel Biellese. «Si è vero, gli animali soffrono, ma è la nostra cultura ed è scritto nel Libro Sacro. E’ come la vostra indulgenza plenaria: anche voi, del resto, a Pasqua mangiate i capretti». Omar Es Saket è a conoscenza delle polemiche che ogni anno sollevano gli animalisti: «Per quanto mi riguarda, Vassallo può continuare in eterno ma mai rinunceremo a questa tradizione. L’ha voluta il Profeta».

(Stampa)

 

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