Annessioni sì, ma ridotte

di Fiammetta Martegani –

Benjamin Netanyahu sembra intenzionato a rivedere i piani di annessione annunciati nei giorni scorsi. Stando alle dichiarazioni di il primo ministro israeliano vorrebbe annettere solo il 3% della Cisgiordania (ovvero 132 insediamenti, dove vivono circa 450.000 israeliani) rispetto al 30% previsto dall’Accordo del Secolo proposto dal presidente americano Trump lo scorso gennaio. Così ha detto il premier sera nel corso di un incontro con il leader dei coloni che non si oppongono del tutto al piano della Casa Bianca (a differenza di altri rappresentanti delle colonie che invece lo bocciano in quanto prevede una soluzione a due Stati che contempla, come ovvio, la nascita di quello palestinese).

Fiammetta-Martegani

Il riassestamento degli obiettivi di Netanyahu si può attribuire a una serie di fattori concomitanti. Intanto, un progetto di annessione unilaterale rischia di congelare i rapporti diplomatici (fondamentali) con la Giordania, che definisce questo intervento una «catastrofe»; inoltre, una parte della società israeliana è contraria alle annessioni; infine, lo stesso Trump, cercando di conservare un certo equilibrio in vista delle elezioni di novembre, sta frenando sulla sua proposta, mettendo la palla nel campo dei palestinesi, cui ha chiesto di sedere al tavolo dei negoziati. Invito, come prevedibile, subito rispedito al mittente: solo ieri, a Ramallah, sono scesi in piazza in centinaia per protestare.

Benyamin Netanyahu

Il piano è stato definito «un’opportunità storica» dal ministro della Difesa Benny Gantz, leader del partito Blu e Bianco (e futuro premier di questo governo a rotazione), che però, fino a qui, si è dimostrato molto prudente sulle mosse da fare.

Stando agli accordi stipulati tra i due neo-alleati, il primo ministro potrebbe presentare il suo piano alla Knesset già i primi di luglio, periodo perfetto per Bibi, considerando che il 19 dello stesso mese lo aspetta la prossima udienza in tribunale per il processo che lo vede accusato di corruzione, frode e abuso d’ufficio.

(Avvenire)

 

 

 

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