Antisemita? No pazzo
La Francia cerca di assolvere Traoré

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di Stefano Montefiori –

Nella notte fra il 13 e il 14 aprile 2017, a Parigi, Sarah Halimi, ebrea di 65 anni, fu sorpresa nel sonno in casa e aggredita da uno dei suoi vicini, Kobili Traoré, musulmano di 27 anni originario del Mali, al grido di «Allah Akbar». L’uomo la massacrò di botte e la gettò dalla finestra del terzo piano giù nel cortile, nel quartiere di Belleville, a lungo simbolo della convivenza multiculturale. «Ho ucciso il diavolo!», esultò l’assassino.

Stefano Montefiori

Stefano Montefiori

Per entrare nell’appartamento della vittima, Traoré era passato dal piano di sotto, dalla casa della famiglia Diarra che, musulmana, venne risparmiata. I Diarra chiamarono immediatamente la polizia, gli agenti arrivarono in fretta ma preferirono attendere i rinforzi pensando di avere a che fare con un attacco terroristico.

Kobili Traoré

Kobili Traoré

Per venti minuti il palazzo udì le botte, gli insulti, e i versetti coranici dell’assassino, e i lamenti della vittima, che nei giorni precedenti era stata insultata dalla famiglia Traoré perché ebrea. Ora una terza perizia sullo stato mentale di Traoré propende per l’irresponsabilità penale dell’assassino, che sarebbe stato in preda ad allucinazioni provocate dalla marijuana.

Trentanove intellettuali, tra i quali Alain Finkielkraut e Elisabeth Badinter, chiedono quel che parrebbe ovvio, e cioè che Kobili Traoré venga almeno sottoposto a processo. II sospetto è che l’alibi psichiatrico venga invocato per negare, ormai con troppa facilità, il carattere antisemita e islamista di un fatto di sangue.

 (Corriere della Sera)

 

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