Antisemitismo nazista e islamista
L’ebreo è non più buono solo da morto
Dipende anche da chi lo ha ucciso

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di Marco Gervasoni  –

“Dobbiamo proteggere la vita degli ebrei» ha dichiarato ieri il presidente tedesco Steinmeier, reagendo all’attentato fallito alla sinagoga di Halle, che ha mietuto comunque un paio di vittime. Ma per proteggerli veramente si spera che il governo tedesco sappia delle due minacce che li perseguitano. Una è certamente quella neonazista, ormai organizzata, che richiede un intervento drastico.   Ma ce n’è anche un’altra, che in Germania agisce già in modo eclatante, proveniente da gruppi islamisti radicalizzati e da numerose moschee: che accompagnano le aggressioni con inviti a cacciare gli ebrei dalla Germania e con i «morte a Israele». Siamo sicuri che l’intelligence tedesca lo sappia, come lo sanno i lettori del Giornale grazie ai numerosi interventi di Fiamma Nirenstein.

Marco Gervasoni 2

Marco Gervasoni

Qui però è più difficile intervenire. Se tutti, a destra come a sinistra, condannano, come giusto che sia, l’antisemitismo neonazista, quando invece esso viene da islamici radicalizzati, allora cominciano i distinguo.

Si inizia a dire che la religione poi in fondo non c’entra, che non bisogna generalizzare, che si tratta di casi singoli ed isolati, che prevale il «disagio psichico». Senza esagerare, per timore di essere tacciati di «islamofobia».

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L’attacco alla sinagoga di Halle

E questo non solo in Germania: negli ultimi anni, dalla Francia numerosi ebrei si sono trasferiti in Israele perché vittime di persecuzioni provenienti soprattutto da francesi di etnia araba e di religione musulmana.

E del resto la strage alla scuola ebraica di Tolosa, nel 2012, fu la prima di una serie di azioni del terrorismo islamista: ma pochi allora vollero dare il nome alla cosa, e descrissero l’attentatore come un lupo solitario, un malato di mente e così via.

Francia, sparatoria in una scuola ebraica

Tolosa, la sparatoria alla scuola ebraica

Una sottovalutazione che poi si è visto a cosa portò. E in ogni caso i fatti di Tolosa oggi sono un po’ dimenticati. L’impressione insomma è che ci troviamo di fronte a una grande ipocrisia. Per cui si difendono e si piangono, giustamente, gli ebrei solo quando uccisi dagli antisemiti nazisti. Mentre allorché sono vittime di antisemiti di etnie non occidentali o spinti da motivi religiosi, oppure quando lo sono degli arabi e dei palestinesi in Israele (e ciò avviene quasi quotidianamente), ebbene in questo caso si fa finta di nulla, come se in fondo se la fossero cercata. Qualcuno brutalmente disse che l’ebreo è buono solo quando è morto. Ma dipende anche chi lo ha assassinato.

 (Giornale)

 

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