Asatrù, i mille pagani di Israele
che chiedono di essere riconosciuti

Dario Sanchez - Paganesimo in Israele, Einar

di Aldo Baquis  –

  “Il posto ideale per il nostro santuario lo abbiamo già scelto. Si tratta di una zona boscosa, nelle alture del Golan. Là, immersi nella natura, potremmo celebrare i nostri riti ed elevare offerte agli Dei”. Così Einar – ebreo israeliano – unico sacerdote della comunità Asatrù nel paese, immagina un futuro in cui il paganesimo del Nord di Europa sia finalmente riconosciuto come religione legittima nello Stato ebraico ed i suoi membri non più costretti a vivervi ai margini.

Essere pagani in Israele non è cosa facile: verso quanti credono nella mitologia nordica c’è una immediata incomprensione in una società il cui Dna si basa su un monoteismo senza compromessi. Ad accrescere i sospetti verso il paganesimo del Nord c’è la diffusa convinzione, in Israele, che esso abbia attinenza all’ideologia nazista.

Dario Sanchez - Paganesimo in Israele, Einar

Einar

Proprio per spezzare ogni malinteso Einar ha accettato di essere il protagonista di un documentario realizzato dal fotografo italiano Dario Sanchez, da 5 anni in Israele. “Fra noi ed i gruppi neonazisti non c’è alcun contatto – ha spiegato Einar all’Ansa – Loro hanno usurpato simboli nostri per fini loro”. Al contrario delle ideologie che diffondono odio, gli Asatrù predicano onestà, tolleranza, rispetto dell’ambiente.

“La svastica poi sottolinea – è un simbolo di forza ed ha origini antichissime. Fu peraltro riprodotta anche in un mosaico di una vecchia sinagoga”. Quella di Ein Gedi, sul Mar Morto, a pochi passi da Masada. Cuoco di professione, Einar (il cui nome ebraico è Eliad) si è avvicinato alla mitologia nordica da adolescente, in seguito a vicissitudini familiari. Da allora ha progressivamente approfondito le proprie conoscenze e ha esteso i legami con quanti in Israele praticano il paganesimo. “La comunità Asatrù qua conta mille adepti. I pagani in Israele – stima – sono complessivamente 20 mila”.

Dario Sanchez - Paganesimo in Israele, Einar

Einar

Non potendo disporre di un luogo fisso di incontro, mantengono i contatti con messaggi telefonici e periodicamente si radunano in posti immersi nella natura. Là sacrificano agli Dei animali diversi (vacche, polli, pecore, capre) per poi cibarsi della carne. “Gli Dei – racconta – mi infondono un senso di benessere che prima non avevo mai conosciuto”. I pagani di Israele sperano che la Knesset riconosca in futuro come legittima la loro religione, seguendo l’esempio dei Paesi scandinavi. Fino ad allora, i membri della comunità continueranno a celebrare i propri riti in privato.
Fotografo documentarista impegnato sul tema delle identità, Sanchez afferma di aver prodotto il documentario – che per la prima volta ha portato a conoscenza degli israeliani la realtà dei culti pagani – “non per giudicare, quanto per stimolare domande su temi universali”. E’ stato in definitiva, spiega, “un veicolo di riflessione sul percorso complesso e soggettivo della costruzione di una identità e sulla possibilità di affrontarlo liberamente, andando oltre i confini delle usuali convenzioni”.

 (Ansamed)

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