Ascarelli, un calcio alla Memoria

napoli 1926 giorgio ascarelli gennaro aruffo francesco bizarro

di Nico Pirozzi –

Giorgio Ascarelli, il fondatore del Napoli in una stagione segnata da tante felici intuizioni. Renato Sacerdoti, il presidente che per primo fece assaporare ai tifosi della Roma il sogno tricolore. Raffaele Jaffe, l’uomo che regalò a Casale un incredibile scudetto alla vigilia della Grande Guerra. E’ il calcio dei pionieri. Cuore, sentimento, passione. Sono loro i protagonisti di Presidenti, di Adam Smulevich, in libreria con la casa editrice Giuntina. Noi di It abbiamo voluto approfondire la storia di Giorgio Ascarelli, il presidente ingiustamente dimenticato.

Nico Pirozzi

Nico Pirozzi

copertina-401x312

La memoria non fa parte del patrimonio del Calcio Napoli e, inutile aggiungerlo, nemmeno del presidente del club azzurro, Aurelio de Laurentiis.

Per rendersene conto basta recarsi nel cimitero israelitico di Napoli, dove tra le tante tombe che scandiscono 150 anni e più di presenza ebraica in città vi è anche quella di Giorgio Ascarelli, il mecenate che nell’estate del 1926 fondò quella che oggi si chiama Società Sportiva Calcio Napoli e, qualche anno dopo, regalò ai tanti tifosi anche uno stadio che poteva contenere fino a ventimila spettatori. Storia passata e anche dimenticata.

14937207_1234586483274579_6479845919317995440_n

La tomba vandalizzata di Ascarelli

Come dimenticata e vandalizzata è la tomba (dalla lapide in marmo sono stati rubati gli ornamenti in ottone) che sorge in quello che fino a qualche decennio era il luogo di sepoltura degli ebrei napoletani.

Beffardo destino, quello di Giorgio Ascarelli, il cui nome fu cancellato dal restaurato stadio che, nell’estate del 1934, ospitò alcune partite dei mondiali di calcio, tra cui la finale per il terzo posto tra l’Austria e la Germania di Hitler.

14907641_1234586363274591_1961637119866967025_n

Se Mussolini rimosse il nome dell’ebreo Ascarelli per non far torto all’alleato tedesco, non da meno fecero i notabili monarchici e democristiani che, un quarto di secolo dopo, preferirono il nome di San Paolo al suo, nel titolare lo stadio di Fuorigrotta.

Il nome del fondatore del Calcio Napoli resta oggi confinato (non senza difficoltà per coloro che, cinque anni fa, si fecero promotori dell’iniziativa) ad un impianto sportivo di periferia. Ma assai peggio è il destino riservato alla sua tomba, dimenticata non solo dalle migliaia di tifosi azzurri , ma anche da chi, con la creatura partorita da Ascarelli, ha fatto affari a otto e nove zeri…

Condividi