Azzanna Israele
anche se
non c’è un perché…

Milano 02012009 MANIFESTAZIONE pace Palestina rabbia e bandiere Israele strappate e bruciate foto salmoirago - Fotografo: salmoirago

 di Gerardo Verolino –

Se giri per la Penisola, ma il fenomeno riguarda anche altri Stati europei, hai l’impressione che l’Italia stia combattendo una guerra contro Israele o che abbia subito tali e tanti torti da sputare su questo Paese con tutta la forza possibile. Bisognerebbe chiedersi quali torti può aver subito l’Italia al punto da scatenare una così violenta reazione da parte dei suoi cittadini verso lo Stato ebraico che, un giorno sì e pure l’altro, viene etichettato come nazista.

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

Eppure c’è di che lamentarsi per le infamie o i soprusi subiti da altre nazioni e in epoche diverse. Gli italiani non protestano contro il Brasile che ha dato rifugio a Cesare Battisti, un criminale pluriomicida che si permette di brindare alla faccia delle sue vittime.

Cesare Battisti 2

Cesare Battisti

Non protestano neanche con la Francia che, insieme ad un manipolo di intellettuali di sinistra, da Bernard Henry-Levy a Fred Vargas a Daniel Pennac, ha protetto, finanziato e garantito la fuga di questo delinquente patentato.

Bernard Henry-Levy

Bernard Henry-Levy

Non si accalorano così tanto neanche contro l’Egitto per la morte del giovane ricercatore Giulio Regeni perché quando la gente grida il solito slogan: “Verità per Giulio” il messaggio è rivolto non tanto alle autorità del Cairo ma a quelle italiane-politici, faccendieri o servizi segreti deviati-che vorrebbero colpevolmente coprire qualcuno pur di non far conoscere la realtà dei fatti.

Giulio Regeni

Manifestazione per Giulio Regeni

Non si indignano, neppure,  contro le autorità indiane che hanno, proditoriamente, tenuto prigionieri i nostri marò per una questione legata ad un omicidio e alle acque territoriali, e che, quando qualche familiare o ministro come Giulio Terzi di Sant’Agata si è permesso di alzare la voce, si è preferito mettere tutto a tacere in nome di una bizzarra ragione di Stato, lasciando senza adeguata protezione i nostri militari all’estero.

Mu'ammar Gheddafi

Mu’ammar Gheddafi

Gli italiani subiscono passivamente anche la cacciata che fa Gheddafi nel ’70, quando, dalla sera alla mattina, li espropria di ogni bene, rimandandoli, tristemente, in Italia, nel silenzio del governo d’allora.

E, qualcuno, ha odiato i libici per questo affronto? O, per restare sul tema dell’esodo, c’è la deportazione che gli italiani subiscono da parte delle forze comuniste jugoslave del generale Tito che, dopo aver decimato buna parte della popolazione civile con le famigerate foibe, scaccia dalle proprie terre i nostri connazionali, scippandoci l’Istria. Qualcuno, per caso, in tutti questi anni, ha manifestato odio acerrimo nei confronti degli slavi? Niente.

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone

Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i marò dimenticati

Ma,  tanti italiani, e non solo loro, odiano Israele. E si preoccupano più dell’esodo dei palestinesi che quello dei fratelli istriani. Allora anche una manifestazione sportiva, come il Giro d’Italia, diventa l’occasione propizia per far scattare tutta la propria intolleranza verso lo Stato ebraico che, a migliaia di chilometri di distanza da noi, “spara sugli inermi palestinesi armati di fionda”.

Troppi italiani empatizzano, non si capisce perché, per i palestinesi. E, non fa niente se sono anche terroristi. Questo li rende più seducenti. Siamo o no il Paese della retorica sulla lotta armata contro i tedeschi, che ha avuto “un partigiano come presidente” e che solidarizza perfino con i terroristi rossi che sfoggiano le P38? E allora vai col boicottaggio.

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Azzanna Israele subito. Bacchettala. Indignati. Esponi gli striscioni, come hanno fatto gli ultracomunisti di “Potere al popolo” alla partenza del Giro, il 1 Maggio a Gerusalemme, e che in un crescendo, dalla Sicilia al Trentino passando per Roma hanno guastato la festa dello sport.

A Catania, con la polizia schierata in assetto antisommossa, centinaia di persone, fischiano e lanciano volantini quando passa la squadra ciclistica israeliana mentre  sugli striscioni si legge “Israele assassina, Italia complice”.

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In Trentino, Rifondazione Comunista, i centri sociali, Liberi e Uguali, il partito della Boldrini, sventolano  provocatoriamente le bandiere palestinesi mentre qualche giorno prima il collettivo universitario Refresh a Rovereto distrugge gli addobbi sulle rotonde, calpesta i festoni, butta tutto per aria perché “Israele non è uno Stato innocente” e  “ignora violenze, massacri e continui soprusi” verso il popolo palestinese.

A Torino il movimento “Boycott Israel” inscena la protesta di “CambiaGiro” scandendo slogan contro “il giro d’Italia macchiato di sangue” e ripetendo come un mantra “Palestina libera”. Lo stesso succede a Imola. Ieri, in Val Susa, gli antagonisti dei centri sociali, dopo un’incessante martellamento via social al linciaggio verso Israele, hanno gettato chiodi e versato olio sulle strade mettendo a rischio la stessa vita degli atleti. Insomma, il Giro, è la ghiotta occasione per gli odiatori compulsivi d’Israele di mettersi in mostra.

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La macabra sceneggiata del ponte Spizzichino

Ma l’episodio più increscioso accade a Roma dove sul ponte Spizzichino che prende il nome da Settimia Spizzichino, unica donna sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma, viene esposta una  gigantesca bandiera palestinese  con affianco la scritta “Il giro è sporco di sangue”. Perché profanare proprio quel luogo? Che c’entra la Spizzichino con Netanyahu? Ma lorsignori non ripetono sempre la stessa tiritera secondo cui: “non siamo contro gli ebrei ma contro Israele?”.

Non c’è che fare. Da Tacito che definisce questa taeterrima gens “pervicacemente superstiziosa” e “odiata dagli dei” fino al boicottaggio del Giro di questi giorni c’è un unico filo comune che lega tutti questi episodi: l’antisemitismo.

 

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Gianpaolo Santoro

Gianpaolo Santoro

Giornalista