“Basta con questi ebrei”

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di Gerardo Verolino –

Negli ultimi tempi, mentre in Francia non si contano gli odiosi episodi di antisemitismo, in Italia, si assiste sempre più spesso a casi di intolleranza e di malcelato fastidio nei confronti dei soliti ebrei che hanno stufato e che intervengono sempre su tutto. Dall’improvvido Vittorio Feltri, lo storico direttore del “Giornale” e di “Libero”, che intervistato a “La Zanzara” su Radio 24 il programma condotto dall’ebreo David Parenzo, gli si rivolge dicendo, testualmente, che “voi ebrei sono decenni che rompete i coglioni con la Shoah, ma basta!, per l’amor di Dio, non se ne può più”.

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Gerardo Verolino

Povero Feltri, peraltro uno che ha sempre difeso Israele. Forse il vino che stava bevendo gli sarà andato alla testa. Alla solita, immancabile, Vera Pegna, la militante comunista che ha sposato la causa palestinese. Quella che si presenta (o viene pomposamente presentata dai vari Augias che fungono, spesso, da simpatiche “spalle” comiche, come unica voce autorevole del mondo ebraico e che parla, dall’alto della sua onnipotenza, in suo nome: ma poi perché visto che è nata ad Alessandria d’Egitto?

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Vera Pregna

Quella che appena si sente parlare di Israele, mossa da un desiderio irrefrenabile, deve intervenire (lei che tuttosoio su Israele) sia che si tratti di un programma radiofonico o televisivo, per ricordare che gli israeliani sono dei cattivoni che maltrattano i poveri palestinesi e che, quindi, si è nel pieno diritto di boicottare Israele.

Quella che, con una “modestia” che non ti dico intitola la sua biografia nientepopodimenoche come l'”Autobiografia del Novecento”, manco si trattasse delle memorie di Churchill.

Stavolta, la signora Pegna, ha alzato la cornetta ed ha telefonato alla trasmissione radiofonica di Radiotre, “Prima Pagina”, per minimizzare, se non giustificare, sull’aggressione antisemita subita da un ebreo, il filosofo Alain Finkielkraut dai teppisti in gilet gialli, a Parigi, e che anzi non si è trattato affatto di un attacco antisemita ma, usiamo le parole giuste, antisionista, e quindi l’insulto sarebbe del tutto legittimo, a suo parere, dal momento che Israele perpetra il fine dell’occupazione dei Territori storici palestinesi, pratica l’apartheid, e commette, sistematicamente, più atrocità di tutti gli altri Stati.

I Gilet Gialli insultano Alain Finkielkraut

I Gilet Gialli insultano Alain Finkielkraut? La “legittimazione” della Pregna

Anziché solidarizzare, senza troppi giri di parole, col filosofo ebreo, la signora Pegna arzigogola per sostenere una supposta legittimazione dietro l’insulto. La conduttrice approva e la signora Pegna se ne compiace. Ancora una volta, la missionaria della causa palestinese, ha raggiunto il suo scopo disinformativo con la complicità della conduttrice alla quale, furbamente, chiede: “Lei che ne pensa?”, che equivale ad un “Non ho ragione io?”.

“Per passare al programma culturale radiofonico Fahreneheit su Radio tre incentrato sulla figura di Primo Levi, in occasione del centenario della nascita, che ha scatenato le proteste di tanti ascoltatori. Ma, a differenza di “Prima pagina”, in questo caso, come raccontato da Loredana Lipperini, la conduttrice del programma, su Facebook, agli odiatori non è andata bene.

Loredana Lipperini conduttrice di Fahrenheit

Loredana Lipperini

La Lipperini si è dissociata dal loro comportamento prendendo nettamente le distanze dagli intolleranti. “Abbiamo parlato dunque di Primo Levi-ha scritto sul suo profilo-e dunque sono arrivati messaggi di chi diceva “basta con questi ebrei” e “dovete fare cultura, non politica”. Rispetto a qualche anno fa, un peggioramento: questi sms arrivavano quando parlavamo di Rom. Dunque la platea dell’odio si allarga. Comunque li ho letti, li abbiamo pubblicati. Non è tolleranza, è esposizione della realtà.

Questi sono ascoltatori di radio tre. Amano i libri e la musica, ma non vogliono sentir parlare di ebrei. Che piaccia o no, è la realtà, e penso sia indispensabile conoscerla. Per quanto mi riguarda, dismessi i panni della conduttrice, aggiungo: per combatterla”.

Vittorio Feltri che a La Zanzara attacca gli ebrei

Vittorio Feltri

Un post encomiabile per sfidare l’intolleranza. Questi sono solo tre episodi recenti. La lista degli insofferenti, si sa, è molto più lunga. Resta da chiedersi come mai troppi italiani, a sentire queste continue proteste, non considerano gli ebrei come una comunità inserita a tutti gli effetti nel tessuto economico, culturale e sociale italiano e, in senso più lato, dell’universo mondo occidentale. Eppure, la presenza delle prime comunità ebraiche in Italia risale a duemila anni fa.

I primi insediamenti ebraici in Italia sono datati intorno al 300 A.E.V. La storia della cultura e dell’identità italiana si intreccia indissolubilmente con quella ebraica, comunità che è presente ininterrottamente sul territorio italiano da prima dell’Impero Romano, e che si fonde con quella cristiana e greco-romana.

Il professor Giulio Busi divulgatore dell'ebraismo

Giulio Busi

Come ha detto Giulio Busi grande esperto e divulgatore di cultura ebraica in Italia “Gli ebrei sono parte integrante della storia del Paese. Non si può fare la storia di Ferrara, di Venezia o di tanti altri posti escludendo la presenza ebraica. L’Italia (tranne che nel Meridione) ha duemila anni di continuità ebraica. La continuità ebraica italiana è molto peculiare, fa profondamente parte dell’identità del Paese. Gli italiani percepiscono che quella degli ebrei è anche la loro storia”.

Noemi Di Segni presidente U.C.E.I.

Noemi Di Segni

Noemi Di Segni, presidente delle comunità ebraiche sostiene che anche il Sud Italia ha avuto una presenza costante di ebrei sul territorio. Perfino la Repubblica italiana riconosce agli ebrei l’appartenenza di diritto all’identità dell’Italia, un Paese che hanno contribuito a fondare. Ma questo bisognerebbe rammentarlo a tutti quelli che si lamentano delle continue ingerenze dei “soliti ebrei”.

 

 

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