“E Dio creò Hitler…”

 

Un politico Belga ha presentato questo quadro, caratterizzato da una grande svastica al Bog-Galleria d'Arte a Bruxelles.

di Gianpaolo Santoro –

Nell’ormai lontano 2002 Ambrose Evans-Pritchard, uno dei maggiori e più attenti analisti europei rivelava che una relazione della Commissione servizi segreti del Parlamento europeo aveva inquadrato l’esistenza di un vero e proprio stato religioso islamico all’interno del Belgio (attorno ai movimenti salafiti più radicali) che ospitava una “Quinta Colonna” islamista  fatta di immigrati di seconda e terza generazione che rifiutano i valori occidentali.

L’aeroporto di Zaventen

La bomba all’aeroporto di Zaventen

Belgistan, Bruxellistan: bastava andare a Molenbeek-Saint-Jean senza chiudere gli occhi per capire quello che stava succedendo. E, naturalmente, l’Europa di Junker e della Mogherini, pensò bene di fare esattamente il contrario, cioè di far finta di niente. E poi un giorno si svegliarono  con cinque bombe, trentaquattro morti, duecento feriti, il sangue, il dolore, la paura, lo sgomento, l’incredulità. L’impotenza. Una nauseabonda percezione di impotenza.

Ambrose Evans Pritchard, The Telegraph speakes during a lecture at Keidanren ( KKC ) ,25 March 2013. Satoko Kawasaki photo.

Ambrose Evans Pritchard

Già, le bombe gliele avevano fatte esplodere sotto il culo, non al mercato o in un bar di periferia ma una all’aeroporto internazionale di Zaventen, nei pressi del banco dell’American Airlines e le altre quattro in fila nelle stazioni della metropolitana nel cuore della città, alla fermata di Maalbeek ed alla fermata Schumann, quella della Commissione Europea…

Belgistan, la cronaca ci racconta che una lunga maledetta ondata antisemita sta travolgendo l’Europa. E naturalmente il Belgio. Una serie di episodi sconcertanti nel giro di pochi mesi fotografano una situazione ormai palesemente più che preoccupante.

Una sfilata galleggiante a Aalst Carnevale in Belgio con caricature di Ebrei Ortodossi in cima sacchi di denaro, il 3 Marzo, 2019

Il carro antisemita del Carnevale di Aalst

Ricordate il Carnevale di Aalst, parata rinomata e sostenuta anche dall’Unesco? E ricordate quel carro decorato con due enormi figure di uomini con ampie basette e naso adunco che indossavano il tradizionale shtreimel, un cappello di pelliccia indossato da alcuni ebrei ortodossi. Uno dei due aveva anche un topo sulla spalla, e sotto i loro piedi c’erano montagne di denaro. Ma non è tutto. Come riportò il Brussels Times a scortare il carro c’erano uomini che indossavano cappucci bianchi appuntiti simili a quelli dei suprematisti bianchi del Ku Klux Klan.

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Dimitri Verhulst

E sapete che cosa ha scritto sul quotidiano di sinistra Der Morgen (nato dalle ceneri del Volksgazet  e del Vooruit) fra le altre follie Dimitri Verhulst (uno che per “immedesimarsi” si è fatto rinchiudere nel centro di accoglienza per rifugiati di Arendonk)? Roba del tipo “non c’è nessuna terra promessa, c’è solo una terra rubata…” o ancora ricordando il cantante Serge Gainsbourg “…essere ebreo non è una religione. Nessuna religione ti fa crescere il naso…”

 Bart Eeckhout

Bart Eeckhout

E davanti allo sdegno e alla naturale ribellione della Jewish Telegraphic Agency sapete qual è stata la risposta del condirettore Bart Eeckhout?  “Non abbiamo pubblicato un articolo antisemita. Abbiamo pubblicato una dura critica alla politica di Israele verso il popolo Palestinese. La verità è che qualsiasi critica a Israele viene sempre interpretata come antisemitismo. Un vecchio trucco per disattivare il dibattito sulle politiche israeliane in Medio Oriente…”

Howard Gutman

Howard Gutman

L’ex ambasciatore degli Staiti uniti in Belgio, Howard Gutman, fedelissimo di Barack Obama, sosteneva qualcosa di simile. “Si dovrebbe distinguere tra l’antisemitismo tradizionale, che dovrebbe essere condannato, e l’odio dei musulmani verso gli ebrei, che deriva dal conflitto in corso tra Israele e i palestinesi”.

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Fatmir Limani

E vogliamo parlare dell’assessore socialista alla cultura di Bruxelles Fatmir Limani e della sua ultima opera esposta alla prestigiosa Bog-art Contemporary Gallery Space che si trova a neanche 600 metri dal Museo ebraico, là dove cinque anni fa quattro ebrei vennero uccisi da un terrorista dell’Islam? Il politico artista ha esposto un quadro che ha come titolo “.. e Dio creò Hitler…”

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Sara Brajbart-Zajtman

Sara Brajbart-Zajtman, filosofa e attivista qualche anno fa ha lanciato la campagna “Io sono belga, io sono ebreo. Devo andarmene?” La risposta comincia ad essere obbligatoria. “Nelle scuole i bambini ebrei subiscono abusi nel cortile della ricreazione, c’è intimidazione e violenza. Sembrano i tempi di Hitler…”. Proprio il De Morgen ha pubblicato i risultati di un sondaggio tra i giovani musulmani nelle scuole superiori di Bruxelles: “La metà può essere definita  antisemita, un tasso molto alto…”

E così dal 2010 al 2018 in media 205 ebrei belgi all’anno hanno fatto aliya,  segnando un aumento del 54 per cento rispetto alla media annuale di 133 immigrati in Israele dal Belgio dal 2005 al 2009, secondo i dati del governo israeliano. Come è noto anche Betty Dan, storica leader della comunità ebraica di Bruxelles, dove ha diretto la radio comunitaria, ha fatto le valigie…

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“Ebreo” nel linguaggio dei segni all’Università di Gent

Le sinagoghe scompaiono, la più antica scuola ebraica di Bruxelles, intitolata al grande pensatore medievale Maimonide, ha chiuso per mancanza di studenti. All’università non è che le cose vadano meglio. Facciamo un salto all’università di Gent, città Stato nel medio evo, oggi centro universitario e culturale, nel nord del Belgio alla confluenza dei fiumi Lys e Schelda. Sul sito web dell’ateneo si scopre che per il dizionario dei segni online alla parola “ebreo” la lettrice mima un “naso aquilino, evidente ed inquietante stereotipo antisemita. Del resto Belgistan…

 

 

 

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Gianpaolo Santoro

Gianpaolo Santoro

Giornalista