Camera con vista sul Muro

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di Fabio Scuto

L’ hotel con la peggiore vista del mondo spunta sul lato della strada appena oltrepassato il checkpoint israeliano sul Muro di sicurezza alla Tomba di Rachel che circonda la città. II suo nome è già un programma: «The Walled Off Hotel».

Fabio Scuto

Fabio Scuto

E in un panorama di desolazione come recita il suo nome, case malconce intorno sono sovrastate da una massa di cemento alta 9 metri, dominata dalle torrette di guardia. Ma il Walled Off Hotel offre ai viaggiatori e turisti che si avventurano verso la collina che ospita la Basilica della Natività qualcosa di più sfuggente e sottile rispetto ai comfort offerti da altri hotel, niente spa, né set da bagno sofisticati. E un albergo che è nello stesso tempo protesta e arte, è l’ultimo lavoro dell’artista di strada più famoso del mondo, il britannico Banksy.

«The Walled Off Hotel».

The Walled Off Hotel

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Bansky

Le sue nove stanze e la «suite», con le finestre che affacciano direttamente sul Muro di separazione eretto dagli israeliani nel 2002, sono decorate con opere di questo street artist misterioso. La barriera che avvolge completamente la città è considerata dai palestinesi un furto della loro terra e ne soffoca il movimento, è già stata «riccamente» decorata dall’artista britannico nel 2007 e da altri street-artist con numerosi murales.

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Il «clou», mostra con orgoglio il direttore Wissam Sal-sah mentre porta un gruppo di giornalisti in giro per l’hotel per questa «anteprima», è certamente rappresentato dalla stanza numero 3. Qui gli ospiti, dal prossimo 20 marzo quando aprirà i battenti ai primi clienti, dormiranno in un letto king-size sotto un murales che ritrae un palestinese con la kefiah e un agente della Border Police israeliana che si affrontano a colpi di cuscino in una nuvola di piume, nella classica visione dello street artist britannico capace di mescolare nelle sue opere poesia e realtà con una falsa ingenuità. Lui, che custodisce da anni gelosamente il suo anonimato, forse c’era ieri mattina o forse no, mescolato fra giornalisti, curiosi e funzionari palestinesi che apparivano sinceramente sorpresi.

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Perché Banksy e il suo team hanno lavorato 14 mesi in segreto fra le mura di questo palazzetto, con discrezione sono stati cumulati materiali e realizzate anche delle installazioni. Come la nicchia che all’ingresso ospita a grandezza naturale Lord Balfour mentre nel 1917 firma la famosa dichiarazione. L’intero lavoro è stato visionato e approvato dall’artista inglese.

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Quando, resta un mistero. Un suo portavoce ha distribuito alcune note dove si spiega che l’hotel è un’impresa commerciale, una spinta per incoraggiare il turismo che negli ultimi anni è sceso progressivamente, nella città dove per i cristiani tutto è cominciato 2017 anni fa. Che l’hotel vuole favorire il dialogo fra le parti (palestinese e israeliana), attirare l’attenzione su una città che – perso parte del contatto con le campagne circostanti – ha puntato tutto sul turismo per sostenere la sua economia e attrarre visitatori e turisti, come il restauro della Basilica della Natività, dove il tetto stava per crollare.

An Israeli security watch tower is seen from one of the rooms of the "The Walled Off Hotel" in the West Bank city of Bethlehem, Friday, March 3, 2017. The owner of a guest house packed with the elusive artist Banksy's work has opened the doors of his West Bank establishments to media, showcasing its unique "worst view in the world." The nine-room hotel named "The Walled Off Hotel" will officially open on March 11. (ANSA/AP Photo/Dusan Vranic) [CopyrightNotice: Copyright 2017 The Associated Press. All rights reserved.]Con Betlemme, Banksy ha sempre avuto un rapporto particolare. Era già passato di qui nel 2007, lasciando dietro di sé 6 opere, le più celebri delle quali sono la colomba con il giubbotto antiproiettile e la bimba che cerca di sorvolare il Muro con dei palloncini in mano. Poi l’anno scorso a Gaza sono comparsi altri quattro murales, uno dei quali dipinto sulla parte rimanente di una casa distrutta dalla guerra del 2014, con la dea greca Niobe rannicchiata sulle macerie, il suo nome: «Danno da bomba».

(La Stampa)

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