Bibi, ancora una grande delusione
per la congrega dei soliti noti

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di Gerardo Verolino –

Sia chiaro. Anche se avesse vinto Binyamin Gantz, l’ex capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, e leader del partito Blu e Bianco di Israel Resilience, sarebbe cambiato ben poco. La forza di Israele e di tutti gli Stati liberi e democratici è che, qualsiasi partito si succeda al governo del Paese, sia esso di destra o di sinistra, nulla muta nella tenuta democratica della nazione. È ciò che ha fatto grande, soprattutto, gli Stati Uniti, la Germania e l’Inghilterra dove il ricambio fisiologico al governo non è vissuto col senso della tragedia come da noi, ma anzi è un segno benigno e salutare che non crea lo spasmodico allarmismo italiano nell’elettorato.

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Gerardo Verolino

Si è molto discusso sull’opportunità per un uomo politico di succedere per la quinta volta a se stesso accumulando un potere eccessivo per così lungo tempo nelle sue mani. Si è detto che c’era il rischio di fare di Israele una sorta di monarchia e di Bibi un re, trascinandola in una pericolosa deriva autocratica (Fabio Nicolucci sul “Mattino del 9 Aprile).

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Fabio Nicolucci

Ma, i cittadini, non hanno subito coartazioni di sorta. Non c’è stato neanche un uso scorretto dei mezzi di comunicazione e la campagna elettorale si è svolta in un clima di correttezza formale e sostanziale. E allora perché i cittadini hanno votato in massa Netanyahu incoronandolo re?

Lo storico Benny Morris

Benny Morris

La risposta più efficace è che, oltre alla garanzia di confermare un leader che ha saputo contrastare il terrorismo e garantito un’efficace difesa dei confini della propria nazione (“è stato cauto, non ha fatto guerre inutili e non ha corso rischi bombardando l’Iran” ha detto Benny Morris, certo non un suo amico, al “Corriere”) è consistita nella demonizzazione che ne hanno fatto, soprattutto all’estero, i grandi media, facendo di lui una figura caricaturale (vedi alla voce Berlusconi), che ha finito per avvantaggiarlo.

Sara Netanyahu, moglie del premier, dipinta come una zarina

Sara Netanyahu

Lo hanno dipinto in tutti i modi peggiori possibili. Come una sorta di intrallazzatore che pretende in regalo costosi cadeaux. Come uno che, insieme alla moglie, che dipingevano, già alle scorse elezioni, alla stregua di una capricciosa zarina, una novella Ileana Ceausescu, un’altezzosa Marinalantedellarovere, che, a detta di tanta cartastraccia dello main-stream, era solita molestare le domestiche mentre assisa su un trono si ingozzava di gelato e champagne rosa.

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Così come il marito che era intento, soprattutto, in pratiche sfarzose, le più indecenti, amorali e sfrenate. In pratica un boss e la sua pupa viziata. I Bonnie e Clyde della politica. O anche gli Olindo e Rosa. Macchiette da film di Sorrentino e nient’altro. Gente che passava il proprio tempo, non a servire la nazione, ma a bearsi nella vita lussuosa grazie ai privilegi della carica senza pagarne le conseguenze (“si vuole difendere dal processo e non nel processo” hanno detto).

Bernard Guetta

Bernard Guetta

Eccolo Bibi. È quello che passa le ore tra “i piaceri della vita-sigari, grandi vini e cene eleganti (rieccole!)-(Bernard Guetta “L’Internazionale”). Nessuno che si sia chiesto, per curiosità, se negli ultimi decenni, Israele, sotto di lui, sia cresciuta come nazione, abbia vissuto un periodo di prosperità e benessere (il pil di Israele ha superato quello di Germania e Giappone e “Il boom di Israele” titolava qualche tempo fa “La Stampa” ricordando la crescita economica al 6,2 per cento, e con una media stabile del 3, più di tutti i Paesi OCSE, grazie al successo del settore tecnologie, la famosa Silicon Valley del Medio-Oriente, sono la dimostrazione) facendo di lui un leader su cui poter fare affidamento.

Enrico Mentana e lo svarione del post su Facebook dove assegna la vittoria a Gantz

Enrico Mentana

E non è un caso se l’attento mega-direttore, Enrico Mentana (madre ebrea), il maratoneta delle notti elettorali, è incappato in uno svarione che la dice lunga sul pregiudizio di tanti giornalistoni politically correct verso Bibi, quando in un post su Facebook, con un ottimismo che risulterà fatale, alle 21. 19 del giorno del voto assegna la vittoria a Gantz, producendosi in un ritratto livoroso di Nethanyahu che “ha dilapidato un incredibile serie di doni ricevuti in dono in campagna elettorale dai suoi due grandi sponsor internazionali, Trump e Putin” che ” lo hanno ricevuto nell’ultima settimana” con “il presidente americano” che “gli ha regalato il riconoscimento della sovranità delle alture del Golan, e quello russo la restituzione del corpo di un soldato scomparso in Libano durante la guerra di tre decenni fa. Tutto questo non è bastato, ed è clamoroso”.

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La voglia irrefrenabile di vedere, finalmente, Netanyahu sconfitto non gli ha tenuto a freno la lingua spingendolo ad osare, decisamente, troppo. È il vecchio vizio della stampa “paludata”, della combriccola sussiegosa, del circolo degli iniziati (“de sinistra”), di dare per scontato i propri desiderata al punto da illustrare una realtà più immaginata che reale, più fantasiosa che concreta.

Lo hanno fatto, negli ultimi tempi, negli Stati Uniti, con George Bush Jr, dato per sconfitto, lui rozzo e idiota, contro il fine intellettuale, il senatore del Massachusetts, John Kerry. Così come, clamorosamente, con Trump, ritenuto, da subito, come un candidato goffo e improbabile, sparring partner ideale (così pensavano) della Grande Statista Politically Corretc, Hillary Clinton (c’è chi, non si rassegna, e sta ancora contando le schede nel Wisconsin).

Ma, ancora una volta, la realtà si è dimostrata più forte del pregiudizio. La verità più solida della menzogna. Con buona pace della congrega dei soliti noti.

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