Buon compleanno Ahuzat Bayit
Bella, bianca, dolce, cara Tel Aviv

 

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Tel Aviv compie 109 anni. Era l’11 aprile 1909 quando decine di famiglie sulla spiaggia a nord di Giaffa si riunirono per assegnare i lotti di terra acquistata e dare vita a un nuovo quartiere, che prese il nome di Ahuzat Bayit, che poi il tempo e lo spazio avrebbero trasformato in Tel Aviv.  

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L’espansione della città fu fulminea anche grazie alle ondate di immigrazione fra gli Anni 20 e 30 del ‘900 e all’architettura in stile Bauhaus che in seguito valse a Tel Aviv l’appellativo di Città Bianca.

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Nel 1949 Giaffa entrò a far parte della municipalità, rafforzando lo status della città, che in pochi decenni si trasformò rapidamente nel centro culturale e affaristico di Israele, creando un crocevia unico, che ancora oggi rende Tel Aviv la città della tolleranza e l’incontro fra i “presunti” diversi.

Questo incontro è figlio della storia della città, dalle citazioni nella Bibbia alle dominazioni medievali (dagli arabi ai crociati), passando il protettorato ottomano che hanno “abituato” la città a vedere i cambiamenti come opportunità e non come costrizioni.

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La popolazione di Tel Aviv, attualmente, è di circa di quasi mezzo milione di persone ed è considerata uno dei primi 25 centri finanziari del mondo. Numero cresciuto negli ultimi anni anche grazie ai numerosi ebrei della Diaspora che sono tornati in Israele.

Ogni anno la città è visitata da più di un milione di turisti che toccano con mano una “città che non dorme mai”, caratterizzata dalla vita notturna, da una fervente attività culturale e da quella voglia di ospitare tutti, perché chiunque è ben accetto.

Vicky Cristina è un nuovo ristorante di tapas e vino. Si trova all’Hatachana, la vecchia stazione a due passi da Neve Tzedek

Ma non solo, perché Tel Aviv è divenuta negli un centro culinario, dove le materie prime vengono trasformati in piatti eccezionali che riuniscono le cucine mediorientali e occidentali.

Tel Aviv, la città dove tutto è possibile. Dove nessuno è giudicato per come veste o perché lavoro fa, ma solo per il contributo che dà a una città unica al mondo.

(Progetto Dreyfus)

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