Businnes esentasse
E così sia…

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di Andrea Marcenaro –

E così a Gerusalemme il Santo Sepolcro è chiuso per protesta contro il sindaco che chiede il versamento di 151 milioni di euro di tasse arretrate per le 887 proprietà delle chiese cristiane e di organismi delle Nazioni Unite.

Durissimo il comunicato delle autorità religiose greco-ortodosse, armene e cattoliche. La decisione del sindaco sarebbe “ripugnante” e ricorderebbe addirittura “le leggi di natura simile emanate durante i periodi bui in Europa”. II sindaco ha risposto domandando se “abbia senso che ci siano aree commerciali che hanno alberghi e negozi che non pagano tasse solo perché di proprietà della chiesa”.

Nir Barkat

Nir Barkat

Ma insomma, facciamola corta: deve davvero imperversare un’eccessiva discriminazione religiosa, da quelle parti. Sembrano così insensibili, o a tal punto persecutori, questi sindaci ebrei di Gerusalemme, da non ricordarsi, primo, di quando facevano loro i mercanti nel Tempio; e da non capire, secondo, che per i sacri custodi dei luoghi della Resurrezione farsi almeno una Rinascente esentasse è proprio il minimo.

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Santo Sepolcro, sciopero finito

La vicenda  che ha portato alla chiusura del Santo Sepocro di Gerusalemme è arrivata ad una svolta. Israele ha avviato un negoziato con i rappresentanti delle Chiese cristiane per mettere un argine alla crisi degenerata dalla serrata decisa da tutte le autorità cristiane. L’ufficio del primo ministro Benyamin Netanyahu ha annunciato che il comune di Gerusalemme ha sospeso la richiesta delle tasse. Anche la proposta di legge in discussione alla Knesset sulle proprietà delle chiese è congelata.

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