Cagliari, festa di Purim
Così rinasce
l’identità ebraica condivisa

carbonipurim

di Elisa Levi Sabattini *

Tutte le festività ebraiche sono giorni speciali. Tra queste, però, la festa di Purim ha una particolarità che la rende unica. Nella Meghillah di Ester, che leggiamo durante questa festa, c’è una grande assente: Eretz Israele. Questa Meghillah è, infatti, un racconto della diaspora. I due miracoli di cui narra la storia, e che questa festa celebra, sono la salvezza del popolo di Israele e il risveglio dell’identità nazionale degli ebrei. La comunità ritorna così fondamentale, è ciò da cui non si può prescindere per vivere la proprio ebraicità, per uscire dal nascondiglio che spesso l’assimilazione impone.

(Elisa Levi Sabattini)

Elisa Levi Sabattini

Nella Meghillah che leggiamo a Purim, si parla di Ester e Mordechai, ebrei integrati in un mondo altro, non quello ebraico, e rimasti in Persia dopo l’editto di Ciro che permetteva al popolo ebraico di fare ritorno in Eretz Israele. Ester e Mordechai potrebbero essere due personaggi della contemporaneità che, per perseguire interessi personali, tacciono la loro appartenenza al popolo ebraico e non vivono da ebrei.

Al verso 8 della Meghillah leggiamo: “E Haman disse al re Assuero: ‘V’è un popolo appartato e disperso fra i popoli di tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle d’ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non conviene quindi che il re lo tolleri.” (Traduzione di Giovanni Luzzi, 1925).

Haman sa che Mordechai è ebreo e strumentalizza questa informazione per eliminare il rivale politico, attaccando tutto il popolo. Ed è proprio questo il punto: un ebreo è sempre parte di Israele, anche se vive in altri mondi. Il resto della storia lo conosciamo. Questo messaggio è di un’attualità sconvolgente ed è ciò che rende la festa di Purim unica e importante soprattutto per chi si trova in diaspora, oggi come ieri.
Con questa consapevolezza, mi stavo preparando a passare Shabbat e Purim, che cominciava il sabato sera, da sola, lontana da una comunità. Per motivi di lavoro, infatti, mi trovavo a Sassari. Immaginavo e cercavo tutte le soluzioni possibili per poter rispettare le mizvot di questa bellissima festa, trovando strategie virtuali con il sostengo della moderna tecnologia e internet.

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Ma come fare per il banchetto, la festa, i canti e la gioia della condivisione? Ero rassegnata ma forte di conservare in me il messaggio della festa. Non avevo però fatto i conti con HaKadosh Baruch Hu, che ha sempre dei piani strepitosi per noi. Grazie a un contatto cagliaritano di Facebook fresco fresco suggerito da Rav Pinhas Punturello, Amos Pirino, vengo contattata da Mario Carboni di Cagliari. Mario mi invita per la festa di Purim organizzata dall’Associazione Chenàbura Sardos pro Israele. Lo chiamo, mi racconta del piccolo gruppo di sardi e israeliani che sta crescendo sempre più, degli eventi che organizzano, degli Shabbatot e di molte altre cose ancora. Mentre Mario parla con voce accogliente, io comincio già a volare con l’immaginazione verso sud. Arriva il venerdì mattina. Prendo un treno da Sassari e raggiungo Cagliari. La sera di venerdì incontro Mario e andiamo a casa di Sergio Caschili, ospite generosissimo di queste giornate, dove ci aspettano altri amici. Mentre camminiamo, Mario mi racconta dei progetti dell’Associazione Chenàbura Sardos pro Israele, delle loro iniziative, della vicinanza a Israele e al suo popolo. Cagliari è pronta. Cagliari è pronta per riavere la sua comunità ebraica, mi dico. La festa di Purim, organizzata in uno spazio all’interno dell’antica Juderia, si è svolta con spirito di amicizia e gioia.

purimbuffetcagliari Eravamo in molti. La gentilezza, l’amore, il senso forte di appartenenza e di comunità, giornate di preghiere e di studio, questi sono stati i regali che ho ricevuto dagli amici sardi e israeliani, che vivono da tempo a Cagliari. Con me, altri della zona di Sassari hanno condiviso questi momenti speciali.

Ecco, i due miracoli che la festa di Purim ricorda, cioè la salvezza del popolo di Israele e il risveglio dell’identità nazionale degli ebrei, sono stati pienamente vissuti grazie alle persone meravigliose che hanno organizzato queste giornate e accolto chi veniva da fuori: Mario, Sergio, Yakov, Sarah, Amos, Daniel e molti, molti altri.
Il mio augurio è che questo Purim sia la svolta affinché Cagliari e la Sardegna possano finalmente riavere una comunità e un Tempio per vivere pienamente l’identità ebraica, non isolata, ma parte integrante e attiva del popolo di Israele. Cagliari è pronta, mi dico.

*docente di letteratura cinese all’Università di Sassari

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