Cancelliamo la piazza vergogna
E ricordiamo Giorgio Ascarelli

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Sarebbe ora che Piazzale Tecchio diventasse piazzale Ascarelli

di Nico Pirozzi*

Ci sono tanti modi per banalizzare una storia e confinare a una sorta di rito ripetitivo, gonfio di retorica, una celebrazione.  Se la celebrazione è la Giornata della Memoria, la storia è quella legata al nome di una piazza. O meglio di un piazzale. Un odonimo – piazzale Vincenzo Tecchio a Fuorigrotta, che banalizza il fascismo e la città che, giusto quest’anno, ricorderà i 75 anni delle Quattro Giornate.

Nico Pirozzi

Nico Pirozzi

Avvocato, segretario provinciale del Partito nazionale fascista, deputato della Camera del Regno dal 1929 al 1939, e della Camera dei Fasci e delle Corporazioni nel quinquennio successivo, Vincenzo Tecchio è stato un esponente di spicco del fascismo, prima, e della Repubblica Sociale Italiana, poi.

24 ottobre 1922, l'adunata delle camicie nere di Napoli

L’adunata delle camicie nere di Napoli, 24 ottobre 1922

In particolare, della corrente politica che faceva capo a Roberto Farinacci. Il gerarca, che assieme a Giovanni Preziosi, può ritenersi a buon diritto il più antisemita tra i fascisti, convinto com’era che gli ebrei appartenessero a una razza “inconfondibile e inassimilabile”.

Roberto Farinacci

Roberto Farinacci

Perché, dunque, dedicare una strada ad un uomo il cui unico merito – se così si può definire – è stato quello di aver  coordinato, in qualità di parlamentare, l’attività del gruppo di tecnici che progettarono ed edificarono gli spazi destinati ad ospitare la Mostra d’Oltremare. E proprio nei padiglioni del complesso di Fuorigrotta organizzò, nel maggio del 1940, l’esposizione di giornali pubblicati fino a fine Ottocento, che trattavano argomenti riguardanti i Paesi d’Oltremare.

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Intere annate di quotidiani e riviste, di inestimabile valore storico e scientifico, sottratte all’emeroteca Tucci e mai più tornate negli scaffali dell’istituzione che apre i battenti all’interno del palazzo delle Poste di piazza Matteotti.
Ma non solo. Il nome dell’uomo di fiducia di Farinacci compare anche nelle missive che, tra l’ottobre e il novembre del 1943, l’allora prefetto di Napoli, Domenico Soprano, indirizzò ai rappresentanti del Governo insediatosi a Bari.

Walter Schöll

Walter Schöll

Walter Schöll, il colonnello tedesco comandante della piazza di Napoli – scrive Soprano in una lunga lettera indirizzata all’allora sottosegretario dell’Interno del Governo Badoglio – «aveva divisato di sostituirmi coi capi fascisti avv. Tecchio – avv. Orgera o col federale Siniscalchi» perché ritenuti più affidabili nell’agevolare il disegno criminale dei nazisti, prima e durante l’insurrezione del settembre 1943. Se ciò non avvenne – spiega ancora il prefetto delle Quattro Giornate – è solo perché, in quelle drammatiche ore di Tecchio e degli altri due camerati si erano perse le tracce.

Procaccia, Molco e Pacifici (famiglie) a Napoli 1943

Le famiglie Procaccia, Molco e Pacifici, 1943

Se i demeriti di Vincenzo Tecchio, il figlioccio politico dell’antisemita Farinacci, sono di gran lunga superiori ai suoi meriti; se è vero che un atto di riconciliazione con la storia passa anche per una sorta di legge del contrappasso come, due anni fa, è accaduto per la via Gaetano Azzariti (presidente della Corte Costituzionale e, prim’ancora, presidente del tribunale della razza) che oggi si chiama via Luciana Pacifici (il nome della più piccola delle vittime napoletane della Shoah), giusto sarebbe dedicare la piazza dove sorge il tempio del calcio azzurro, a colui che regalò ai napoletani una squadra, uno stadio e una società di calcio.

Giorgio Ascarelli

Giorgio Ascarelli

Ovvero a Giorgio Ascarelli, il fondatore dell’A.C. Napoli, il cui nome fu oltraggiato da Mussolini e dai fascisti come Vincenzo Tecchio, che in occasione dei Campionati mondiali di Calcio del 1934, cancellarono il nome dell’ebreo Giorgio Ascarelli dallo stadio che aveva edificato e che, in quell’estate di 84 anni fa, ospitò una partita della Germania di Hitler.

José Saramago

José Saramago

Noi – ricordava il premio Nobel portoghese, José Saramago – siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere. Un monito che è anche un invito a riflettere sul passato e sul presente di Napoli e dell’Italia, più in generale. Un paese,  l’Italia, che continua a riservare più attenzione ai carnefici che non alle vittime; che ha permesso a generazioni di politici e di amministratori di banalizzare un passato che ancora gronda sangue e invoca giustizia.

*coordinatore del progetto-evento Memoriæ

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