“C’è un rapporto non occasionale
fra il Pd e l’Islam politico”
Ora lo dice anche la Procura

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Il segretario milanese del Pd Pietro Bussolati e la consigliera comunale Pd Sumaya Abdel Qader al centro islamico: lezione sul voto per l’uso della scheda elettorale dove c’è il simbolo Pd già contrassegnato

di Gerardo Verolino –

L’antefatto. L’11 Gennaio del 2017, il consigliere comunale di “Milano popolare”, Matteo Forte, e l’antropologa Maryam Ismail, storica portavoce della comunità somala meneghina, sorella di Yusuf Mohamed Ismail, l’Ambasciatore della Somalia presso l’Onu ucciso in un attentato del gruppo terroristico islamico al
Shabaab, tengono una conferenza stampa a Palazzo Marino su un tema forte: “Pd e Islam politico: un rapporto non occasionale” nel quale spiegano che il Partito democratico milanese “ha rapporti esclusivamente con la parte dell’Islam più ortodossa”.

Gerardo Verolino 2

Gerardo Verolino

La Ismail, islamica moderata, ha abbandonato il Pd proprio in conseguenza di questa scelta del suo partito ormai votatosi verso la deriva più integralista dell’Islam. Nella conferenza stampa emerge che il Pd di Milano “tramite l’associazione “Segnali” fondata dal segretario cittadino Pietro Bussolati ha rapporti con giovani esponenti dell’associazionismo musulmano del mondo Ucoii (Unione delle comunità islamiche d’Italia)”.

Pietro Bussolati e Matteo Renzi

Pietro Bussolati e Matteo Renzi

Inoltre nel board di “Segnali” figura Ahmed Abdel Aziz presidente del Comitato libertà e democrazia per l’Egitto legata al movimento dei “Fratelli musulmani” di Morsi. Si apprende anche ch e il Pd milanese “dialoga con il Caim (Coordinamento delle associazioni islamiche) e alle ultime elezioni cittadine una sua rappresentante ed ex responsabile culturale, l’animatrice del “Progetto Aisha”, nata a Perugia da genitori palestinesi e giordani e autrice del libro autobiografico”Porto il velo, adoro i Queen”, è stata eletta consigliera comunale”.

Sumaya Abdel Qader

Sumaya Abdel Quader

Non bastasse, il cugino della consigliera, Samer-Al-Barq, è un personaggio inquietante. In un rapporto di una commissione del Senato americano si cita “in relazione all’utilizzo di antrace da parte di Al Quaeda e ad attività
quaediste in Pakistan”. E per questo è stato imprigionato a Guantanamo e poi detenuto in Israele appunto perché sospettato di legami con al Quaeda.

Matteo Forte

Matteo Forte

Ma ritorniamo alla conferenza stampa di Palazzo Marino. A conclusione del breifing con la stampa si esigono spiegazioni ai dirigenti del Pd e a Bussolati in merito a questi imbarazzanti rapporti con l’Islam politico. “Chiediamo-dice la Ismaili-il perché della propensione del Pd a dare spazio e  voce solo all’area religiosa e politica dell’Ucoii, che si rifà alla scuola giuridica wahabita. È la partepiù ortodossa, dove non vi è distinzione fra la Sharia e lo Stato. Chiedo al ministro Minniti di aprire un tavolo di confronto con le comunità islamiche perché è urgente e indispensabile uscire dalla gabbia di islamizzazione a cui noi stessi islamici siamo costretti dalla supremazia wahabita”.

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Maryam Ismail

Al che, qualche mese dopo, il segretario del Pd, Bussolati reagisce con veemenza parlando di “illazioni” che “produrranno delle azioni di tutelanelle sedi giudiziarie”. E parte la denuncia per diffamazione  contro Forte e la Ismail.

E arriviamo ad oggi dove apprendiamo che il pm, nell’archiviare la querela nei loro confronti, scrive che non si tratta di “allusioni malevole” ma di “dati oggettivi” creando non pochi imbarazzi ai democratici milanesi che si vedono così marchiati, di riflesso, come quantomeno contigui all’islamismo politico.

Sulla sua pagina Facebook, la Ismail, esprime tutta la soddisfazione per l’esito della vicenda e, rivolgendosi al Pd milanese scrive che “una figuraccia cosìpotevate evitarvela”. Aggiungendo che “gli argomenti presentati durante la conferenza stampa sono corretti, ineccepibili e purtroppo inquietanti”. Non  c’è stato insomma nessun dossieraggio dal momento che “le nostre tesi si sono basate su documenti pubblici accessibili a chiunque e già noti agli addetti ailavori”. E ricordando la sua esperienza personale passata “dopo gli anni interminabili da rifugiata politica e le tragedie che hanno colpito la mia famiglia non potevo essere intimorita da simili mezzucci”.

Ismail con Andrea Jarach

Maryam Ismail e Andrea Jarach

La storia si è rivelata un boomerang per la sinistra milanese già segnata da altre polemiche. Come quella che c’è stata poco prima delle ultime elezioni politiche, in un dibattito al Centro islamico di Milano quando Pietro Bussolati, (un politico abituato a fare proseliti nei luoghi di culto come le Moschee) è seduto accanto a Sameh Melligy, un egiziano sostenitore dei Fratelli musulmani membro dell’Alleanza islamica un’associazione inserita nella “lista nera del terrore” degli Emirati Arabi che viene anche candidato come consigliere di zona nel 2016 prima che la sua nomina svanisse nel nulla a seguito di una foto imbarazzante che lo ritrae con Tareq Suwaidan, un kuwaitiano legato anche lui ai Fratelli musulmani.

Ali Abu Shwaima

Ali Abu Shwaima

Con lui anche c’è il fondatore imam Ali Abu Shwaima, un signore che ritiene sconveniente per le donne andare in bicicletta e che prende parte alla manifestazione di Milano in cui si inneggia alla morte agli ebrei.
C’è anche la consigliera comunale, Sumaya Abdel Quader, che tienelezioni di voto con un a scheda in mano dove l’unico simbolo che compare è quello del Pd.

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