C’era una volta Aleppo

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di Fiamma Nirenstein –

La si guarda, e non ci si crede: com’era bella Aleppo con le piscine azzurre, la folla di turisti nel suq, i lampioni alti fatti a spirale, le scale leggiadre, le palme e i cedri del Libano a ombreggiare i viali e le piazze assolate, le grandi strade del centro trafficate e affollate di negozi, i marciapiedi dove passeggiavano a braccetto i vecchi e i bambini prendevano aria, com’erano onorevoli quelle moschee dove il rosa era il colore dominante, deliziose le cornici di marmo delle finestre e i rosoni orientali sulle facciate, magnifici i tappeti di pietra colorata delle piazze e i pulvini fatti per il culto, imponenti le torri guerriere delle mura armate, ma anche tranquillizzante il quotidiano traffico delle auto.

 

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E oggi? Un gioco semplice, di sovrapposizione di immagini di ieri e di oggi non può che travolgere ogni nostra convinzione. Per la mente contemporanea le immagini incredibili della distruzione di Aleppo sono semplicemente impossibili: siamo cresciuti nell’idea. anzi, nella convinzione progressista che dove erano rovine avremmo costruito, dove erano i morti sarebbero nati i bambini, dove la polvere della distruzione occupava il panorama, là si sarebbero costruite nuove abitazioni, templi, chiese, fabbriche, ospedali, scuole…

Dopo la fine della guerra e la distruzione di Dresda che fu operata dalle forze Reali Britanniche con 722 velivoli e da 527 aerei americani che sganciarono 3900 tonnellate di esplosivo potenziato al fosforo, rimase come un sanguinoso punto interrogativo, persino se la si trattava di sconfiggere il nazismo, la scelta spevntosa di radere al suolo la popolazione (i morti furono, sembra alla fine, 25mila) e la struttura stessa di un’antica città tedesca. Chi ha dopo la ricostruzione visitato la città, ha visto le lisce spianate cariche di senso di colpa che testimoniano l’ inconcepibilità di quanto era stato fatto.

Oggi, Aleppo è come Dresda, la sua popolazione è stata decimata, i bambini sepolti nelle macerie, i fuggitivi perseguitati e rincorsi, le bombe hanno seguitato a martellare gli edifici al di là di ogni comprensibile strategia, se non quella di spiaccicare il nemico. Mentre le notizie sulle ultime 24 ore ci danno notizie contrastanti sulla tregua proclamata da due giorni in Siria, le immagini di Aleppo bombardata assumono un rilievo, appunto, al fosforo, ancora più crudeli perché quell’anno 2016 è passato così, mentre si faceva tutto a pezzi, e nessuno ci ha potuto e voluto far nulla. Per la nostra mente occidentale le immagini che vediamo qui ripetono ciò che volevamo pensare finito per sempre.

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La città di Aleppo era bella e grande: oggi, e un mucchio di mattoni e polvere impastati col sangue, e tutto questo e avvenuto sotto i nostri occhi:dell’Unione Europea, non parleremo, non mette conto immaginare una strategia di intervento di questo corpo paralizzato; le Nazioni Unite hanno persino rifiutato, nel Consiglio di Sicurezza, di votare una non fly zone, e hanno preferito occupazioni futili come i voti ripetuti contro Israele; Obama ha optato le sue personali ossessioni e la sua politica di appeasement, così fuori luogo e vana da seppellire per sempre, quell’agosto del 2013 l’ideologia pacifista, rinunciando a ottemperare alla promessa di reagire contro l’uso di gas chimici contro i civili; e questo sarà il suo retaggio.
Certo, i terroristi dell’Isis ci hanno messo del loro, ma anche i suoi nemici che hanno sfruttato l’occasione per una vera pulizia etnica della parte sunnita, estremista o meno: Assad il tiranno dal volto improbabile che persegue a qualsiasi costo il suo potere; l’Iran, che come una tigre caccia ogni possibile preda per il suo potere sciita; i suoi valvassori, gli Hezbollah.

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E alla loro testa, senza remore, il monolite Putin, un abilissimo personaggio costruitosi tutto intorno alla impellente necessità di entrare nei libri di storia come il vero discendente dello zar, o anche di Lenin e Stalin, non importa, purché primeggi ristabilendo il retaggio Russo nel mondo.

Questo è il panorama, senza dimenticare Erdogan, che gioca all’impero ottomano, spinge la Turchia in avventure che letteralmente gli scoppiano sempre in mano, prima il migliore amico di Assad, poi pronto a odiarlo sopra ad ogni altro, poi ad aiutare l’Isis, poi a combattere insieme ai Russi per sconfiggerlo, tutto questo pur di schiacciare i Curdi sul terreno, mentre la vendetta che riceve in patria è quella dell’Isis.
Mentre scriviamo da Gerusalemme, su Aleppo cade la notte della tregua che speriamo, comunque, duri almeno per un pò: il tempo di uscire dalle rovine, guardare la luna, montare su qualche veicolo, portare i bambini lontano. Così che odano i prossimi bombardamenti, perché ci saranno, come un’eco di tuono antico, finito. Questo resta di Aleppo. Questo resta della Siria, e nessuno si è mosso. E non facciamoci illusioni: un’alleanza Putin, Assad, Khamenei, Nasrallah è la migliore garanzia che altre rovine si aggiungeranno ai mattoni sbreccati di Aleppo.

(il Giornale)

 

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Fiamma Nirenstein

Fiamma Nirenstein

Giornalista