Chattando con le spie di Hamas

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di Gabriella Colarusso –

 Nel cyberconflitto tra Hamas e l’esercito israeliano (Idf) gli smartphone sono diventati elementi di vulnerabilità e concedersi in chat con degli o delle sconosciute può rivelarsi un’ingenuità pericolosa. Ieri il portavoce dell’Idf Jonathan Conricus ha rivelato che nei mesi scorsi i miliziani del gruppo palestinese avrebbero tentato di hackerare i telefoni di decine di militari israeliani adescandoli con foto di ragazze “attraenti” che si offrivano di fare due chiacchiere in chat, via Facebook, Twitter o Instagram, cercando poi di convincere i soldati a cliccare sui link che rimandavano ad applicazioni per lo scambio di foto ma contenevano in realtà software spia.

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Conricus non ha specificato quali prove l’esercito abbia trovato per attribuire l’attacco ad Hamas, ma ha detto che ci sono “solide evidenze”. Non è la prima volta del resto che succede: in passato Hamas ha già tentato di accedere ai dati dei telefoni dei militari e a maggio dello scorso anno l’esercito israeliano per la prima volta ha risposto con un attacco aereo a un attacco cibernetico, colpendo un edificio nella striscia di Gaza che è stato definito dagli israeliani il quartier generale delle cyberoperazioni del gruppo palestinese.

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Jonathan Conricus

Jonathan Conricus

Le ragazze invitavano i soldati ad accedere ad una app simile a Snapchat che in realtà conteneva il link ad alcuni malware coperti da siti di appuntamenti — CatcheSee, ZatuApp e GrixyApp. Conricus ha escluso che ci siano state «significative perdite di informazioni», ma ha anche ammesso che «il livello di ingegneria sociale» di queste operazioni si è fatto più sofisticato «rispetto ai precedenti tentativi». Stanno «imparando e migliorando il loro gioco».

 

 (Repubblica)

 

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