“Chrismukkah”
Per ebrei e cristiani
il senso della festa delle luci

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di Giorgio Linda –

Nel melting-pot tipico della società statunitense viene indicato come “Chrismukkah”:  un termine gergale che indica la condivisione, temporale e culturale, del Natale cristiano e della ebraica celebrazione di Chanukkah

  il_340x270-1110556565_byblQuest’anno le due Festività addirittura coincidono e questa singolarità stimola delle riflessioni, tanto più all’interno di una comunità, quale Italia-Israele, che si prefigge prioritariamente la conoscenza e la integrazione di due Paesi e di due culture.

Le vicende storiche del popolo ebraico e l’elaborazione culturale delle stesse hanno fatto sì che la ortoprassi religiosa del Giudaismo sia essenzialmente una ritualità domestica. In questa ritualità gioca un ruolo importante la Luce evocata e simboleggiata dalla accensione di lumi.

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Anche le altre Festività, in primis lo Shabbath, iniziano con l’accensione di candele, ma Chanukkah, (“inaugurazione”) detta anche la Festa delle Luci, gioca un ruolo particolare.
Questa festività, pur non prescritta dalla Torah, fu istituita dai rabbini a ricordo della coraggiosa e vincente ribellione contro il re Antioco IV Epifane .

Costui infatti voleva uniformare e adeguare alla cultura e religiosità ellenistica le diverse province del suo regno e dichiarò fuorilegge il Giudaismo impedendone la pratica con imposizioni via via sempre più severe . Antioco cercò con la lusinga dapprima e poi con l’intimidazione e la corruzione di indurre il Gran Sacerdote Mattatia a sostenere queste riforme idolatriche, ma ne ebbe un rifiuto sdegnato ed anzi Giuda , detto Maccabi (“Martello”), figlio del Gran Sacerdote, e i suoi fratelli guidarono la ribellione e la lotta armata del popolo ebraico contro le coercizioni del monarca ellenistico. Sconfitto Antioco, i Maccabei riconsacrarono il Tempio di Gerusalemme , che era stato profanato, e vi ristabilirono il culto giudaico tradizionale. Tuttavia lo scempio e le ruberie perpetrate fecero sì che si trovasse solo una piccola ampolla di olio sacro per alimentare il candelabro sopra l’altare. Contro ogni previsione questa piccola quantità d’olio durò gli otto giorni necessari per approntare dell’altro olio sacro. A ricordare e celebrare questo “miracolo” fu dunque istituita la festa di Chanukkà.

images-2Queste vicende , poi ricordate anche da Giuseppe Flavio, sono ben descritte del I e II Libro dei Maccabei. Curiosamente , questi libri sono inseriti nella Bibbia Cristiana, ma non figurano in quella Ebraica perché , come afferma esplicitamente il Talmud (Yomà,29 a) : “ Non si è consentito che … venisse scritto”. Chi scelse infatti i testi del Tanakh ( Bibbia ebraica) ritenne non degne di figurarvi le vicende molto umane e non sempre edificanti dei discendenti di Giuda Maccabeo. Il Talmud invece sottolinea l’aspetto ideologico e morale della vicenda tant’è che Chanukkà non è vissuta come la celebrazione di una lontana vittoria militare, bensì come la orgogliosa affermazione di un’identità monoteistica e come il monito a non deflettere dalla propria integrità , a non “svendere” per convenienza i propri ideali, a difenderli con coraggio.

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Nella prassi ,dunque, la festività inizia il 25° giorno del mese di Kislèv e dura otto giorni. Durante questo periodo si utilizza una lampada particolare , detta Chanukkià, la quale, appunto in ricordo del “miracolo”, porta otto fiammelle, anziché le sette del candelabro tradizionale (Menoràh). All’inizio di ognuna delle otto giornate di Chanukkah ( ovvero al tramonto) qualsiasi membro della famiglia accende le candele ( ogni giorno una in più rispetto al giorno precedente) e si accompagna l’accensione con canti, preghiere e benedizioni nelle quali si ricorda esplicitamente che le luci appena accese “ sono solo per la gioia e la gratitudine” e che non è permesso farne un uso utilitaristico. In linea col suo significato di rivendicazione identitaria, la Chanukkiah accesa va posta in modo che sia visibile dall’esterno . Quelli di Chanukkah sono otto giorni che vedono spesso la famiglia riunita intorno ad un gioco animato da una trottola chiamata dreidl o sevivon; durante i quali si consumano cibi fritti nell’olio come i Latkes ( frittelle di patate) i sufganiot ( i nostri krapfen o bomboloni); durante i quali si fanno regali ai bambini e ci scambia piccoli doni fra gli adulti.

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