Ciao Ulia
La Radice dell’albero dei Giusti

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Ulianova Radice

Si è spenta  a Milano, all’età di 65 anni, Ulianova Radice, direttore di Gariwo e vicepresidente dell’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano. Filosofa, negli anni ’80 è segretaria giudiziaria presso il Tribunale di Milano, dove si occupa dei processi di mafia: Epaminonda, Santapaola, i catanesi. Approfondisce le intuizioni di Giovanni Falcone sui movimenti del denaro e se ne occupa per un quotidiano svizzero.

Fin da questo momento segue il percorso culturale di Gabriele Nissim, impegnato a indagare e sostenere la resistenza morale nei regimi dell’Europa dell’Est, a contatto con i protagonisti della Primavera di Praga, di Carta ’77, di Solidarnosc, del dissenso in Ungheria, Romania, Bulgaria. Da qui la scoperta del salvataggio degli ebrei bulgari da parte del vicepresidente del parlamento di Sofia, Dimitar Peshev, il grande tema dei Giusti, l’incontro con Moshe Bejski nel 1999.

Gabriele Nissim

Gabriele Nissim

“Ho avuto l’immenso piacere e l’onore di accompagnarlo – ricordava Ulia – durante la visita a Roma nel 2003, in Parlamento, a presentare il nuovo libro di Nissim Il tribunale del bene, centrato sul suo percorso di gratitudine, di ebreo salvato dalla famosa lista di Schindler, che sente su di sé il profondo dovere della memoria e lo rende universale. Un maestro per tutti noi”.

Dall’incontro con Moshe Bejski nasce la storia di Gariwo: insieme a Gabriele Nissim, Pietro Kuciukian e Anna Maria Samuelli fonda la nostra onlus nel 2001, con l’obiettivo di valorizzare le storie di quanti, durante tutti i genocidi e crimini contro l’umanità, hanno difeso i diritti umani, testimoniato la verità contro ogni negazionismo, salvato la vita e la dignità umana.

Moshe Bejski

Moshe Bejski

“Ho seguito Gabriele nella sua cocciutaggine, ho condiviso la sua voglia di trovare una strada, per affermare ancora una volta i valori da cui siamo partiti, in modo concreto, facendoli camminare sulle gambe della realtà. I Giusti sono gli uomini e le donne che si sono assunti una responsabilità nella difesa dei diritti umani. Sono un esempio per i giovani, devono diventare la loro “educazione sentimentale” verso il mondo.

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Abbiamo lavorato sul senso della memoria, proposto i Giardini dei Giusti come luoghi simbolici per il suo esercizio, collegandola alle sfide dell’oggi, dal terrorismo alle migrazioni epocali che richiedono risposte non scontate, soluzioni nuove, invenzioni di alto profilo, innanzitutto nella politica.

L’Europa è un progetto all’avanguardia, che rischia di naufragare: arrivano segnali allarmanti a questo proposito. Abbiamo proposto il messaggio dei Giusti come antidoto contro l’indifferenza e la mancanza di responsabilità, che spesso la società politica e quella civile manifestano.

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Abbiamo ottenuto dal Parlamento europeo l’istituzione di una Giornata, il 6 marzo, da dedicare a questo messaggio; il Senato italiano ha approvato in via definitiva la legge che fa del 6 marzo anche la Giornata italiana “dei Giusti dell’Umanità”; più di cento Giardini dei Giusti sono nati in Italia e in Europa. Abbiamo costruito un movimento culturale che si sta consolidando in profondità, trasversale e anti-ideologico”.
Con queste parole Ulia raccontava il suo impegno con Gariwo nel libro Che fine ha fatto il 68. Fu vera gloria? (Guerini e Associati), a cura di Giovanni Cominelli.

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Sua l’idea di creare Wefor, il progetto del 2009 sui Giardini virtuali dei Giusti, rivolto al mondo della scuola. Uno strumento di dialogo con i ragazzi su misura per loro, appoggiato dalla Comunità europea come progetto di eccellenza, che si è concluso con l’istituzione della Giornata europea dei Giusti. Perché i ragazzi sono da sempre al centro del lavoro di Ulia, di Gariwo e di quanti, negli anni, hanno lavorato con noi sul tema dei Giusti.

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Il nostro impegno sarà quello di proseguire con l’educazione, la trasmissione dei valori di libertà, democrazia, dignità della persona, confronto e convivenza civile, contro la cultura dell’odio e del nemico, del totalitarismo delle idee e della discriminazione del diverso.

(Gariwo)

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