Cinquanta miliardi di speranza…

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di Eyal Zisser –

 Per seminario economico sponsorizzato dagli Stati Uniti in Bahrain, l’amministrazione americana ha rivelato durante il fine settimana una parte del suo piano di pace per il Medio Oriente, culminante in una proposta di investimenti e infrastrutture, direttamente o indirettamente a vantaggio dei palestinesi, per un totale di 50 miliardi di dollari. Più della metà dei fondi verrebbe direttamente destinata a Giudea e Samaria (Cisgiordania) e alla striscia di Gaza. L’altra porzione a progetti economici nei paesi arabi limitrofi, in particolare in Egitto e Giordania.

Eyal Zisser

Eyal Zisser

Alcuni dei progetti citati ricordano proposte del passato, come il collegamento per ferrovia o autostrada fra striscia di Gaza e Cisgiordania, e la costruzione di impianti produttivi del tipo di quelli che i palestinesi hanno già distrutto o incendiato in precedenti ondate di violenza nei decenni scorsi.

Il diavolo, tuttavia, è nei dettagli. In effetti, un esame più approfondito del piano economico proposto dagli americani suscita alcuni interrogativi e dubbi sulla sua fattibilità. Ad esempio, non è del tutto chiaro da dove verranno i soldi. Gli americani sperano che i ricchi paesi petroliferi del Golfo Persico metteranno generosamente mano al portafogli, ma si tratta di paesi che si sono fatti la reputazione d’essere sempre pronti a promettere denaro, a favore dei palestinesi o per altre questioni regionali, senza poi dare seguito alle loro promesse.

Il presidente Trump e il suo consigliere Jared Kushner

Il presidente Trump e il suo consigliere Jared Kushner

In ogni caso, l’obiettivo di 50 miliardi di dollari dovrebbe essere raggiunto in un periodo di dieci anni. Sebbene questo significhi 5 miliardi all’anno, dunque un importo molto più verosimile, tuttavia non si può ancora essere sicuri che gli americani saranno in grado di procurarli.

Indipendentemente da tutto questo, bisogna tenere a mente che la parte economica del piano dipende interamente dalla capacità di realizzare nel frattempo vere svolte diplomatiche. Va da sé, quindi, che finché la situazione della sicurezza d’Israele rimane instabile e finché Hamas continua a controllare la striscia di Gaza, la possibilità di far progredire le iniziative economiche rimane estremamente limitata.

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Ecco la Pagina Facebook di Fatah, il programma politico. Il 24 25 e 26 giugno, escalation di scontri con l’occupazione israeliana in tutti i distretti in forte opposizione alla proposta Usa per il MO

Questi dettagli, tuttavia, non interessano ai palestinesi. A prescindere. I palestinesi hanno già deciso di respingere il piano americano, insieme a tutti i tentativi arabi o internazionali di promuovere la stabilità, o persino un accordo israelo-palestinese.

Dal punto di vista dei palestinesi, l’unica soluzione possibile prevede che la comunità internazionale imponga a Israele la totalità delle loro rivendicazioni. Di più. Il comportamento dei palestinesi nel corso degli anni ci dice che la stabilità e lo sviluppo economico non figurano nella loro lista di priorità e che, anzi, una situazione di precarietà e di costante afflizione serve assai meglio ai loro obiettivi nazionali e politici.

(Israel HaYom)

 

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