Com’è difficile essere Israele…

 

26desk1f01-25APRILE_Cristini57di Ugo Volli –

Succede molto spesso di sentire criticare Israele da molte parti per quel che non fa. A sinistra c’è sempre chi protesta perché lo stato ebraico “non ha il coraggio” di prendersi i rischi della pace. A destra molti hanno rimproverato Netanyahu per non aver avuto abbastanza determinazione per entrare a Gaza e sistemare una volta per tutte il terrorismo di Hamas. E poi ci sono quelli che rimproverano Israele per non aver ancora bombardato l’Iran, fatto guerra a Hezbollah, accolto i migranti, deposto Mahommed Abbas, abbandonato l’Onu, rotto le relazioni diplomatiche con la Turchia.

Ugo Volli 3

Ugo Volli

Oppure, sul versante del fare, c’è chi si chiede perché Israele perde tempo a coltivare buoni rapporti, nei limiti del possibili con governi antisemiti e ferocemente antisionisti come Egitto, Giordania, Arabia Saudita, o con la Russia, lasci passare i finanziamenti a Hamas e all’Autorità Palestinese o perda tempo con l’Unione Europea e cerchi compromessi anche su un luogo simbolicamente centrale come il Monte del Tempio, faccia entrare o meno le deputate americane sostenitrici del BDS.

Ilhan Omar e Rashida Tlaib

Ilhan Omar e Rashida Tlaib

Alcune di queste critiche sono giustificate in linea di principio, altre per nulla.

Ma tutte hanno in comune una sopravvalutazione del potere dello stato ebraico. Israele sfiora i 9 milioni di abitanti (come la Svizzera) e controlla una superficie di 25 mila kmq (come la Sicilia) e ha in linea di principio contro 450 milioni di arabi e altri 1,2 miliardi di musulmani, che controllano un quarto delle terre emerse. Buona parte del mondo cristiano e dei paesi comunisti o ex sono pure contrari a Israele.

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La Knesset

I rapporti anche precari, anche con paesi poco raccomandabili sono preziosi per il solo paese al mondo minacciato quotidianamente di distruzione non solo dai terroristi, ma da potenti stati.

La prudenza e la ponderazioni sono necessari per ogni gesto, per ogni decisione, anche minima: che si tratti di rispondere a provocazioni palestiniste o di entrare in guerra, bisogna pensarci molte volte. Perché Israele ha anche una debolezza che è un valore immenso: è l’unico stato ebraico al mondo, rinato dopo due millenni di esilio. Amministrarlo è una responsabilità pesantissima.

(Shalom)

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