Come le cinque dita di una mano

nirenstein-waters-1025431

di Giampiero Mughini –

Per l’età che ho sono uno di quelli che vivono costantemente con la testa voltata all’indietro, agli anni che furono. L’ho fatto, e non poteva essere diversamente, alla notizia (pochi giorni fa) della morte di Wanda Lattes, 96 anni, la cugina di Franco Fortini, la vedova di Alberto Nirenstein, la madre di Fiamma Susanna e Simona, le prime due in particolare amiche mie care di un tempo lontanissimo.

GIAMPIERO MUGHINI x

Giampiero Mughini

Alberto, l’autore del magnifico Ricorda che cosa ti ha fatto Amalek, il racconto di quell’insurrezione degli ebrei di Varsavia (12 luglio-22 settembre 1942) che per tre settimane dettero filo da torcere ai nazi, era morto nel 2007, a 92 anni. Alberto e Wanda si erano conosciuti quando il  trentenne combattente della Brigata ebraica stava risalendo lo stivale a cacciar via nazisti e fascisti repubblichini.

ALBERTO NIRENSTEIN

Alberto Nirenstein

Se non sbaglio, era di quanti sbarcarono a Salerno sotto il fuoco delle mitragliatrici.

WANDA LATTES

Wanda Lattes

Fuggito dalla Polonia occupata e devastata dai nazi, Alberto s’era rifugiato in quella parte della Palestina dove andavano assiepandosi ebrei venuti da tutta Europa.

La sua famiglia era stata interamente sterminata. La gran parte nel campo nazi di Sobibor dove, quando poco meno di quarant’anni fa lo intervistai a elogiare il suo libro. Alberto mi disse che li avevano uccisi con il gettito di acqua bollente.

145249493-c3655fac-c4b7-4e14-a3ec-b40b09b98f7a

Quando a ogni 25 aprile succede in Italia che gruppi di energumeni filopalestinesi si mettono a vociare contro i reduci della Brigata ebraica, io immediatamente penso ad Alberto che corre sotto il fuoco delle mitragliatrici nazi tenendo bene a mente com’erano morti a uno a uno i suoi cari.

Lui e Wanda e le loro figlie, tutti coesi nella mia memoria e nel mio affetto.

ANZIO

Anzio

Così come penso sempre ai soldati americani e inglesi che sbarcarono a Salerno, ad Anzio, più tardi in Normandia, ed erano venuti a togliere di mezzo i nazi. E, a opera compiuta, se ne tornarono a casa e anche di questo vive la mia memoria. Non tutti tornarono.

Molti soldati Ryan, gente che nei loro Paesi aveva fatto mestieri qualsiasi prima di indossare la divisa da soldato, caddero sulle spiagge d’Europa ed è pieno in Italia e in Francia di cimiterini con i loro nomi e le loro tombe.

Eric Fletcher Waters

Erich Fletcher Waters,

Una tomba non ce l’ha invece Erich Fletcher Waters, il padre di Roger Waters, il genio fondatore dei Pink Floyd, caduto in battaglia ad Anzio il 18 febbraio 1944. La sua compagnia venne spianata da un contrattacco tedesco. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.

scanzi-cover-1025414_tn

Nel capitolo più bello del suo recente Con i piedi ben piantati sulle nuvole(Rizzoli, 2018), Andrea Scanzi li racconta a puntino quei due destini, e il sottotenente della compagnia Z dell’Ottavo Battaglione dei Royal Fusiliers dell’esercito britannico caduto in Italia, e lo straziante rapporto che il figlio ha con quella morte in battaglia.

Tanto che quando Waters jr nel 2015 è andato a Cassino – dove il nome di Waters sr è inciso sul quinto pannello del memoriale della battaglia – ha detto “Il mio viaggio è finito”. Non c’era un oltre possibile rispetto al luogo dove suo padre è morto per la libertà degli altri e dove le sue spoglie non sono mai state ritrovate malgrado ricerche approfondite e incessanti.

ROGER WATERS AL CIMITERO MILITARE DI CASSINO

Roger Waters al cimitero militare di Cassino

Waters padre che muore per liberare l’Italia, Alberto Nierestein che entra combattendo a Firenze dove conosce una giovane ebrea comunista che sposerà e da cui nasceranno tre fanciulle, ciascuna fiammeggiante a suo modo.

Ve l’ho detto che so solo guardare indietro, anche perché non ho più risposte certe alle questioni roventi del presente. Di un presente dove si è talmente ingarbugliata, a differenza che sulle spiagge di Anzio e della Normandia, la linea divisoria tra il bene e il male.

 

(Dagospia)

Condividi