Come lo Shin Bet combatte il virus

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di Fabiana Magri –

Una guerra senza regole d’ingaggio al Covid-19. Il primo ministro Benjamin Netanyahu mette in campo misure tecnologiche che sottopongono gli israeliani a controlli che, prima d’ora, erano stati autorizzati per tenere d’occhio i terroristi. Ora che i contagi in Israele hanno superato il tetto del migliaio, che è morto il primo paziente (Arie Even, un sopravvissuto alla Shoah, di 88 anni) e che casi si sono manifestati anche nella Striscia di Gaza, prende velocità la corsa contro il tempo per arginare la diffusione del virus.

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Fabiana Magri

E l’emergenza si fa urgenza. In questo scenario, è nell’intelligente israeliana che il governo ripone la fiducia per un intervento efficace e con mezzi già disponibili. Il coinvolgimento dei servizi segreti interni, lo Shin Bet, era nell’aria. Specialmente dopo il via libera al pedinamento digitale della diffusione del virus in altre nazioni. A destare perplessità e proteste in un paese che fa della democrazia uno dei suoi valori fondanti, sono le circostanze ad interim in cui è stata presa la decisione.

Le misure in mano allo Shin Bet integrano hardware e software. Ma sono l’analisi e l’incrocio dei dati e delle informazioni che possono aiutare le autorità sanitarie a identificare rapidamente un paziente infetto, gli spostamenti, il suo potenziale contagio.

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Tutto parte dallo smartphone. Ogni compagnia telefonica archivia i dati del suo abbonato: nome, documento di identità, carte di credito. E ciascuno lo usa per raccogliere foto, video e informazioni private.

L’intelligence sa come incrociare i dati sulla persona tracciandone gli spostamenti tramite Gps e con le immagini registrate dalle telecamere stradali. E possono monitorare conversazioni telefoniche e chat. Altri elementi emergono dall’osservazione di comportamenti e post sui social.

Non solo in tempo reale, ma indietro nel tempo fino a due settimane. L’obiettivo, annunciato da Netanyahu, è di aumentare prima possibile i tamponi fino a 5 mila test quotidiani.

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Per riuscirci, sono all’esame progetti pilota come quello di Tel Aviv, dove il Magen David Adom (il pronto soccorso israeliano) sta attrezzando aree di screening in modalità drive-in. E a Haifa un team congiunto dell’Istituto Technion e dell’ospedale Rambam ha messo a punto un sistema per esaminare con efficacia gruppi di 64 campioni per volta.

Il cyber-monitoraggio verso i propri cittadini è considerata, in Israele, una misura eccezionale e come tale ha una scadenza. Non potrà rimanere in vigore per più di trenta giorni. Ma timori su privacy e archiviazione dei dati personali sono state sollevate dall’opposizione e sono all’esame della Corte Suprema israeliana. Se, entro martedì, una Commissione della Knesset non sarà coinvolta nell’approvazione dell’ordine del premier, il tribunale garante delle istituzioni bloccherà i provvedimenti.

(Stampa)

 

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