Come quando i palestinesi
uccidono gli israeliani…

Una distesa di scarpe insanguinate è tutto quello che resta di molte delle vittime della chiesa di San Sebastiano, nello Sri Lanka

Una distesa di scarpe insanguinate è tutto quello che resta di molte delle vittime della chiesa di San Sebastiano, nello Sri Lanka

 di Giulio Meotti –

Quando hanno attaccato i musulmani in Nuova Zelanda, Obama e Hillary li hanno chiamati come è giusto che fosse: “musulmani”. Quando hanno attaccato i cristiani nello Sri Lanka, l’orrido duo li ha chiamati “fedeli che partecipano alle celebrazioni della Pasqua”. Guai a dire “cristiani”.

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Non solo. Ma nel caso della strage di Christchurch, Hillary ha messo in guardia dalla “islamofobia”, mentre sull’ecatombe dello Sri Lanka si guarda bene da evocare l’identità dei terroristi. “Questi assassini non hanno nulla a che fare con l’Islam”, dice il mantra. Il nostro ruolo dopo il terrore islamista è gestire la rabbia, deporre un fiore e tornare alle nostre vite.

La narrativa che conta è soltanto quella del vittimismo musulmano, da aiutare con l’autocensura e il controllo sociale. Le atrocità islamiste, come quella dello Sri Lanka, danneggiano la narrativa. È come quando i palestinesi uccidono israeliani. È un cinismo orrendo fatto coi morti. Ma ora suona la campanella: tutti a ripetizione di inglese dai competenti.

 

 

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