Come sta cambiando il Medio Oriente
La disamina di Sachs

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Israele si trova ora “al centro di un conflitto tra sunniti e sciiti. Chiunque segua il Medio Oriente capisce che la regione sta attraversando dei grandi cambiamenti – ha spiegato l’ambasciatore israeliano in Italia Ofer Sachs in occasione del Congresso nazionale dell’associazione Italia-Israele a Napoli – e ovunque c’è molta tensione. E’ un momento molto delicato e non si sa cosa potrà accadere da qui a due anni.”

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L’eterno conflitto, sunniti-sciiti

L’eterno conflitto “Per la prima volta Israele non è l’epicentro degli sconvolgimenti in corso in Medio Oriente. Anche se, ovviamente, più di un Paese sta cercando di spingerci e per portarci nel bel mezzo di un conflitto dal quale Israele tenta di tenersene fuori. Questa volta, come sempre, all’interno del mondo islamico l’eterno conflitto è tra sciiti e sunniti. Il conflitto tra israeliani e palestinesi a confronto non è altro che una scaramuccia tra ragazzini”.

La nuova Arabia Saudita  “Guardando ai paesi del Golfo che sono al centro del conflitto – dice Sachs – vediamo che c’è un nuovo principe in Arabia Saudita che secondo alcuni sta cercando di introdurre modernizzazioni, anche se non è ancora il re.

Muhammad Bin Salman

Muhammad Bin Salman

Il momento è molto delicato. E richiede una riflessione. L’Arabia nonostante alcuni cenni di cambiamento resta un paese che non desta la giusta attenzione ai diritti umani e al rispetto della democrazia. Nel sud ci sono altri attori importanti per il conflitto come lo Yemen dove è stato lanciato un missile balistico dagli Houthi diretto all’aeroporto di Riad. Lo scenario, insomma, è di grande, tumultuoso, fermento. E sullo sfondo un diffuso stress economico derivante dal prezzo del petrolio molto basso”.

Iran, il countdown per la distruzione di Israele

L’orologio in piazza della Palestina, nel centro di Teheran, che segna il tempo che manca alla “distruzione di Israele”

Il pericolo Iran Una cosa è certa, e non ci sono tentennamenti. Sachs è fermo e determinato:  “Israele non permetterà alle forze iraniane in Siria di avvicinarsi al confine. L’Iran ha un regime fanatico che sta cercando di creare un corridoio diretto che possa collegare Teheran e Beirut.  Il motivo è semplice: Teheran vuole creare il corridoio sia per aumentare il controllo nella regione, sia per avere nuove opportunità economiche per far fronte alle nuove sfide che si profilano. L’Iran – ha spiegato Sachs – ha identificato subito questa opportunità nella Siria dove dopo anni di guerra civile si è aperta un’occasione estremamente favorevole per realizzare nuovi progetti. E tutto, può essere possibile, anche grazie agli Stati Uniti che hanno deciso di ritirare la loro presenza nella regione creando un varco all’Iran.”

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Vladimir Putin e Salman bin Abdul Aziz

I progetti di Putin “Poi c’è il capitolo Russia unica potenza internazionale presente in Siria. Vladimir Putin ha bisogno di questa presenza per chiare necessità geopolitiche. L’Europa continua ad avere un approccio politico debole e, secondo me dovrebbe fare una riflessione. In questa situazione così complessa – ha ribadito Sachs – Israele ha l’obbligo di mettere dei paletti, dei confini, che non permetterà di oltrepassare. Il primo è non permettere alle truppe iraniane di avvicinarsi ai confini israeliani. Il secondo punto è impedire il flusso di armi da Teheran a Beirut. Il terzo punto è prevenire e reagire a qualsiasi conseguenza del conflitto in Siria e Libano su territorio israeliano”.

La riconciliazione “Su Gaza vediamo che la stampa è ottimista per la riconciliazione tra Fatah e Hamas. Conclusioni affrettate. Non si tiene conto che Hamas è un riflesso dell’Iran e la volontà di riconciliarsi con Fatah è, soprattutto, la volontà di assecondare le politiche del presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi. Bisogna aspettare e vedere quali saranno gli sviluppi concreti. Mi sorprenderebbe molto vedere Hamas lasciare davvero le armi e diventare un movimento civile e tollerante che ha davvero a cuore l’interesse della sua popolazione.”

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Bashar al Assad

La miopia dell’Europa “Penso che in Europa ci sia ancora un approccio romantico rispetto al conflitto in Medio Oriente. Penso che ancora non si abbia la reale consapevolezza di quello che sta succedendo. Le maggiori potenze europee si coprono gli occhi su quanto sta succedendo in Siria e il fatto che Bashar al Assad sia ancora considerato parte del futuro della Siria è sinceramente intollerabile. Quando incontro sia leader politici che  diplomatici e parliamo della crisi siriana chiediamo di affrontare la questione in modo nuovo e con nuovi argomenti – ha detto Sachs -. Faccio un esempio:  l’articolo 32 della nuova Legge finanziaria prevede un fondo di 120 milioni di euro per l’Iran… Ecco questo è un esempio dell’approccio romantico che esiste in Italia.”

Italia–Israele “Io dico a tutti che se vengono in Israele vedono un’economia in crescita con risultati di cui sono orgoglioso. Sono ottimista riguardo Israele e vedendo Gerusalemme, Ber Sheva, Tel Aviv e Haifa vedrete una società civile vibrante e in continuo sviluppo piena di sfide per il futuro”.

Per quanto riguarda le relazioni Italia e Israele, ha detto Sachs, “potrei parlare delle ore e di cose positive di relazioni in campo economico, politico e sociale e verso i 70 anni di Israele ci aspettiamo che questa cooperazione si intensificherà. Le elezioni in Italia sono molto complicate e sento delle voci incoraggianti e delle altre molte meno. Vedremo… “

(Agenzia Nova)

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