Reportage Cuba
La grande anima ebrea

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di Dova Cahan –
Ho visitato Cuba tre settimane fa. Volevo riportare le mie impressioni solamente sulla comunita’ ebraica dell’Avana, che è la piu’ grande nell’isola, e dopo aver visitato la Sinagoga Conservativa ho appreso che ancor oggi vivono li’ 1300 persone di fede ebraica.

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Fidel Castro

Ma dopo l’improvvisa notizia della scomparsa di Fidel Castro (proprio una settimana dopo il mio rientro in Israele), ed avendo avuto molte e precise sollecitazioni su come avevo trovato Cuba mi hanno indotta a scrivere ciò che ho visto e constato in prima persona.
Bene.

I turisti godono di ogni libertà. Anzi, dal momento della caduta del comunismo e della disintegrazione dell’Unione Sovietica, Fidel Castro si è trovato in una situazione economica molto difficile. Gia’ allora l’unica risorsa per poter sopravvivere fu quella di aprire l’isola al turismo. La maggior parte ei visitatori oggi sono i turisti canadesi, russi, polacchi e tedeschi, mentre gli americani -nonostante la storica visita di Obama nel marzo 2016 – stentano ancora a tornarci.

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Dova Cahan

Credo che la popolazione adesso goda di un tenore di vita più libero, dovuto al governo di Raul Castro, ma la vita quotidiana resta pur sempre miserabile, basata su un minimo salario di 19 dollari al mese.

Ancora oggi si vedono lunghe file di gente davanti ai negozi semivuoti con in mano un libretto chiamato il “libretto russo” . Ciò garantisce alla popolazione di poter ritirare quotidianamente un piccolo quantitativo di prodotti base, mentre la mancanza di altri necessari prodotti, come saponi, caramelle, profumi, restano per i più un lusso.
La popolazione è per natura molto allegra, imbevuta della sua musica e danza, delle sue bevande tipiche, dei suoi sigari: e tutto ciò crea un’atmosfera di buon umore. Spero e’ mi auguro che dopo la morte del Comandante molte cose laggiù possano cambiare.

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Torniamo alla piccola comunita’ ebraica che ho avuto occasione di conoscere durante la mia visita li’. All’Avana oggi vi sono 3 Sinagoghe : “El Patronato” – La Casa della Comunita’ Ebraica di Cuba – la Sinagoga Beth Shalom (Conservativa) ed una terza, molto piccola, sulla Calle I Esquina , nel quartiere Vedado.

In tutto il resto dell’isola ci sono poi altre tre piccole Sinagoghe: a Santa Clara, a Camaguey e a Caibarien. Il vice presidente della comunità ci ha spiegato la storia dell’ebraismo a Cuba, dove i primi ebrei arrivarono con Cristoforo Colombo all’epoca dell’Inquisizione spagnola. Questi furono i primi Anousim o Marrani che arrivarono nel 1492. Tra di loro c’erano anche alcuni personaggi famosi.

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Cento anni dopo vi fu una seconda ondata d’immigrazione, e nel Seicento si unirono gruppi di ebrei che fuggirono dal Brasile a causa della riconquista del paese da parte dei portoghesi. Da quel momento Cuba iniziò a sviluppare un fiorente commercio con le isole addiacenti.
Nel Settecento, ancora perseguitati dall’Inquisizione, molti mercanti ebrei estesero le loro tratte commerciali ad Amburgo, Amsterdam e New York. Molti furono brutalmente perseguitati ed i loro possedimenti vennero confiscati, mentre una parte di loro invece si assimilò.
Le origini dell’attuale comunità ebraica di Cuba non risale tuttavia al Settecento ma alla Guerra d’Indipendenza spagnola del 1868 e a quella ispano-americana scoppiata nel 1898 e che vide anche degli ebrei tra le truppe che invasero l’isola. Alla fine dell’Ottocento ci fu un’altra ondata migratoria e all’Avana si stabilirono anche molti ebrei americani, in gran parte uomini di affari che basavano le loro attività sulle importazioni ed esportazioni oltre che sulle coltivazioni di zucchero e tabacco.

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Ai primi del Novecento arrivarono poi ebrei sefarditi (dalla Turchia e dal Nord Africa) mentre gli askenaziti giunsero solo dopo la Prima Guerra Mondiale, privilegiando Cuba come punto di transito nel viaggio verso gli Stati Uniti.

Nel 1924 – con l’imposizione da parte di Washington delle quote d’ingresso – molti scelsero di restare nell’isola caraibica: ecco perché a Cuba si contavano 24mila ebrei. Durante ed in seguito alla Seconda Guerra Mondiale, la popolazione ebraica di Cuba si dimezzò a 12mila assimilandosi a quella locale. Poco dopo arrivarono nuovi rifugiati ebrei – questa volta da Anversa – che introdussero l’industria della lavorazione dei diamanti. Nel 1944 si contavano 24 laboratori e oltre mille lavoratori in quel settore.

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La causa dell’emigrazione non fu l’antisemitismo, ma il cambiamento economico da capitalismo a comunismo. Quelli che restarono furono o convinti sostenitori del sistema comunista (ed avevano da tempo rinunciato alla pratica religiosa) o persone troppo povere per potere lasciare il paese.

(Fine prima parte/Continua)

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