Dai razzi d’odio, i fiori d’amore

index

di Amanda Gross –

Dodici anni fa la sua casa al confine con Gaza venne colpita da un razzo Qassam sparato da Hams. Dodici anni fa, Yaron Bob, uno scultore, decise che tutte le sue opere avrebbero avuto uno scopo preciso: trasformare quei razzi di odio e di morte in fiori d’amore e simboli di pace. Questa sarebbe stata la sua risposta. 

Yaron Bob

“Ho guardato il razzo e il razzo mi ha guardato, come se mi stesse prendendo in giro. E mi sono arrabbiato così tanto che mi sono detto ‘devo cancellare il sorriso dal volto di quel missile portatore di morte. Dovevo smettere di avere paura.  Ed è che ho iniziato per tagliare gli anelli fuori da quel pezzo  portatore di odio…”

index 2

E questo rispondere all’odio con l’amore e la speranza è diventato poi un corso pilota per la scultura.  E siccome chi vive al confine di Gaza e come se vivesse una guerra senza fine, durante una lezione suonò una sirena di allarme missilistico, e pochi secondi dopo un’esplosione avvenne a soli dieci metri di distanza dalla scuola. Un trauma per tutti, soprattutto, per Yaron alla sua seconda brutta esperienza.  Ma non per questo è stata scalfita la sua tenacia.

Nacquero così i fiori della speranza. Sculture nate dal riutilizzo dei razzi. Il fiore nato dal razzo ha colpito il laboratorio della scuola è stato consegnato alle famiglie e al sindaco della città di Sderot – che hanno subito accompagnato Bob nella sua iniziativa spingendolo ed incoraggiandolo ad andare avanti.

f2102ab42241e2d89ac188d5bcf6bf80

Ed i fiori nati dai razzi di strada ne hanno fatta tanta. Sono finiti nelle mani di Shimon Peres, dell’ex segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, di Hillary Clinton, di Tony Blair e di tanti altri. “E nei loro occhi ho sempre colto l’emozione… “

Gli unici razzi dai quali Bob si rifiuta di fare sculture sono quelli che hanno causato danni fisici alle persone. Quelli sarebbero i fiori del male. “I fiori che scolpisco non appassiscono come il desiderio del popolo di Israele per la pace”.

 

 

Condividi