Dalla Ong di Aisha soldi ad Hamas

 di Giovanni Longoni –

Certo è sorprendente che una Onlus come la Africa Milele che ha entrate per 55mila euro ne spenda più di 5mila per un progetto di aiuti a Gaza. A Gaza, dico, tenuta d’occhio da Israele proprio per l’uso improprio che degli aiuti fa il gruppo terrorista Hamas». Lo stupore è quello di Stefano Piazza, coordinatore dell’Osservatorio sul fondamentalismo e il terrorismo dell’Università della Calabria: «dovrebbero stare un po’ più attenti a scegliere le aree di intervento».

Giovanni Longoni

Ma Africa Milele – che significa “Africa per sempre” in lingua swahili – ha un modo di procedere per lo meno un po’ ruspante. Per dirne una, non si sono mai curati che Silvia Romano, la ragazza milanese rapita due anni fa in un villaggio keniota in cui prestava aiuto umanitario per conto della piccola ong marchigiana, avesse una assicurazione per malattie e infortuni.

Stefano Piazza

I Romano ancora non hanno perdonato la leggerezza dell’organizzazione fondata da Lilian Sora nel 2013. Stando ai bilanci dell’organizzazione pubblicati sul suo sito Internet, nei primi sei anni di attività, cioè fino al 2018, Africa Milele ha rastrellato fondi per circa 300mila euro e li ha tutti spesi (è una organizzazione senza scopo di lucro).

Dalle tabelle salta all’occhio quella donazione del 2018 per un non meglio specificato “Progetto Gaza”. «Il punto è», spiega Piazza, «che Israele monitora le attività delle ong occidentali perché ha scoperto che i fondi investiti da alcune di esse in territorio palestinese sono in realtà finiti nelle casse dei gruppi armati».

Come Hamas, dal 2003 sulla lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea. Della cosa si è occupato un rapporto dell’inizio 2019 che il Ministero israeliano degli affari strategici ha pubblicato dopo che l’Ue aveva confermato che i suoi finanziamenti sarebbero potuti andare a «organizzazioni della società civile» palestinese anche quando queste annoverassero fra i loro membri persone che sostengo- no in vario modo il terrorismo.

Una scelta, quella di Bruxelles, dovuta anche allo stop di Donald Trump agli aiuti che dagli anni ’40 del secolo scorso gli Stati Uniti elargivano ai palestinesi di Gaza e Cisgiordania. I servizi di sicurezza di Gerusalemme hanno scoperto tutta una serie di casi in cui Hamas è riuscita a impossessarsi del denaro della cooperazione umanitaria e in alcuni casi li ha usati per scopi terroristico-militari contro Israele, come l’uccisione della 17enne Rina Schnerb, avvenuto nell’estate scorsa. Samar Arbid, capo della cellula terrorista, lavorava per una ong chiamata Addameer, attiva nel campo dei diritti umani. Silvia Aisha Romano, dopo la sua liberazione, è stata accusata ingiustamente di essere «una terrorista» (o, in modo poco chiaro, anche una «neo-terrorista»).

Samar Arbid

Certo, è stato notato da più parti come i racconti della ragazza sull’umanità dei suoi carcerieri, sulla conversione alla loro fede che sarebbe avvenuta spontaneamente e anche la scelta di presentarsi in Italia con un velo islamico addosso, sono tutti elementi che hanno giocato a favore dell’immagine internazionale del gruppo di rapitori e jihadisti somali, gli al Shabaab.

Il legame fra la vicenda della cooperante e il jihadismo non finisce qua: ieri gli al Shabaab hanno smentito che il loro portavoce, Ali Dhere, abbia rilasciato un’intervista a La Repubblica sul sequestro di Silvia, bollando il tutto come “fake news” (questa gente è sempre aggiornata sul linguaggio e le fisime di noi occidentali). Una smentita che sa molto di ritrattazione nello stile di un qualsiasi politicante di noialtri. Forse l’ammissione di volere usare il riscatto per comprarsi armi è risultata eccessiva? A quanto pare al Qaeda è diventata molto sensibile alle questioni di immagine. Ultima ombra sul rapimento: il Progetto Gaza, finanziato da una onlus che ha i soldi a malapena per occuparsi dell’Africa ma elargisce un decimo delle sue entrate in un’ area controllata dai terroristi. Islamici.

 ( Libero)

 

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