Dalla Rosa bianca ad Aisha

di Geppy Nitto –

Nessuno può giudicare chi, sottoposto ad un rapimento, a coercizione psicologica e minacce di morte, abiuri un credo (politico, religioso etc.) e abbracci quello dei suoi carcerieri per salvare la propria vita. Nessuno è nato eroe, né per essere un martire. Ciò premesso per sgombrare il campo da ogni equivoco, della lieta liberazione di Silvia (all’anagrafe così risulta) Romano e della sua conversione (spontanea, forzata?) all’Islam, è stato detto che chiunque al suo posto per salvare la vita avrebbe ripudiato la propria religione e sposato quella dei rapitori.

Ma diffondere questo concetto tuttavia è sbagliato ed è profondamente diseducativo, soprattutto, ad esempio,  alla luce della ricorrenza del 25 aprile dove sono stati ricordati tanti partigiani, soldati e semplici cittadini italiani che andarono alla morte, sotto piombo nazifascista, con fierezza, saldi nel loro credo antifascista, seppur con umana e compassionevole paura.

AIsha SIlvia Romano

E se dunque il timore di essere ucciso in queste ipotesi è legittimo e non può essere giudicato, altrettanto andrebbe ribadito che ciascuno di noi, in linea di principio,  dovrebbe essere motivato da un’insopprimibile volontà di testimoniare la fedeltà ad un proprio credo (morale, religioso, politico) fino ad accettare la perdita della vita, e questo nobile principio – che nulla ha di fanatico – allora andrebbe diffuso senza, ripeto, giudicare chi ha agito diversamente.

Come si narra nel Vangelo fu infatti proprio Pietro (temendo che Cajafa allertasse i Centurioni)  a rinnegare Gesù giurando di non conoscerlo e in “1984” di George Orwell, Winston Smith, sottoposto a terribili torture dal Grande Fratello, per salvarsi la vita gli grida disperato: “Fallo a Giulia, fallo a Giulia!”, cioè la donna che amava.

Le infuocate polemiche innescate dalla “conversione all’Islam” della Romano hanno indotto un celebre giornalista a replicare a delle scriteriate affermazioni di un esponente locale della Lega: tuttavia il famoso giornalista, noto peraltro per aver coniato il concetto di Webete e per essere in prima linea contro le Fake News, nella sua replica è incorso gravi inesattezze quando ha riferito che Hitler era cattolico battezzato e cresimato (glissando sulla Prima Comunione del piccolo Adolf), volendo far credere falsamente che l’ideologia nazionalsocialista fosse pervasa dal credo cattolico di cui il Fuhrer era geloso custode e praticante indefesso, non un teologo ma quasi (sic!).

Riflettendo allora sulla presunta fervente fede cristiana del Cancelliere del 3° Reich (testimoniata, come gli storici hanno messo in risalto, da innumerabili gesti di bontà e carità quando ad esempio progettò e attuò l’eutanasia di ragazzini affetti da gravi malattie mentali, poi fermato dalle proteste di famiglie irresponsabili e della maligna Chiesa Cattolica tedesca), ho quindi ricordato il martirio dei fratelli Sophie e Hans Scholl che con altri ragazzi tedeschi fondarono la Rosa Bianca, movimento di resistenza non violento al nazismo, ispirandosi al cristianesimo evangelico e poi al cattolicesimo, insomma la stessa fede che ispirava il Furher.

Traditi, i due fratelli (poco più che ventenni) e il sodale Cristoph Probst, nel febbraio del 1943 furono arrestati, torturati e poi processati (un processo che avrebbe disgustato anche Marco Travaglio) per Alto Tradimento, quindi condannati alla pena capitale e immediatamente decapitati: davanti alla bava del Pubblico Ministero i giovani cospiratori non arretrarono di un millimetro pur sapendo che li attendeva la morte.

I fratelli Hans e Sophie Scholl

I ragazzi furono quindi tradotti davanti al boia, affrontando l’epilogo della loro vita con coraggio e serenità e Sophie scandì le seguenti ultime parole:

“Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga quando non c’è quasi nessuno disposto a dare se stesso individualmente per una giusta causa? È una giornata di sole così bella, e devo andare, ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone sono risvegliate e suscitate all’azione?”

Quanto al fratello, Hans, in uno dei volantini incriminati diffusi nelle Università, così si espresse sul cattolico Furher: “Ogni parola che esce dalla bocca di Hitler è una menzogna. Quando egli parla di pace pensa alla guerra, quando egli in modo blasfemo pronuncia il nome dell’Onnipotente, si riferisce invece alla potenza del Male, agli angeli caduti, a Satana.

Cristoph Probst

La sua bocca è come l’ingresso fetido dell’inferno ed il suo potere è corrotto nel più profondo. È ben vero che si deve portare avanti con metodi razionali la lotta contro lo stato terroristico; ma chi oggi dubita ancora sulla reale esistenza di forze demoniache, non ha assolutamente capito lo sfondo metafisico di questa guerra.

Dietro al concreto, che è afferrabile con i sensi, dietro ogni riflessione obbiettiva e logica, sta l’irrazionale, è cioè la lotta contro il demonio, contro il messaggero dell’Anticristo.

Ovunque ed in ogni tempo, i demoni sono stati in agguato nelle tenebre in attesa dell’ora in cui l’uomo diviene debole, in cui esso abbandona volontariamente la sua posizione fondata sulla libertà donatagli da Dio e cede alle pressioni del Male, si distacca dall’ordine divino: così, dopo aver fatto liberamente il primo passo, viene spinto al secondo, al terzo, ed ancora innanzi con sempre più turbinosa velocità. Allora, dovunque e nell’ora estrema del bisogno, sono sorti uomini, profeti, santi, che avevano conservato la loro libertà, che hanno richiamato il popolo al Dio unico, e con il suo aiuto lo hanno incitato a tornare indietro. L’uomo è bensì libero, ma senza il vero Dio è indifeso contro il male, come un neonato senza madre, come una nube che si dissolve”. Altro non saprei aggiungere.

 

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