Diaspore in terra di Sicilia

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di Ariela Piattelli –

Intrecci tra passato e presente in Sicilia, luogo di migrazioni, di convivenza tra culture diverse, di espulsioni e oggi di accoglienza dei nuovi profughi. Due mostre, che inaugurano a Palermo e ad Agrigento, indagano sul concetto di ricordo, sulla cancellazione delle identità, sulla vita, le paure e le speranze dei nuovi rifugiati e di quelli del passato. 

Ariela Piattelli

Ariela Piattelli

”Ricordi futuri 3.0. Diaspore in terra di Sicilia” (Palermo, Palazzo Sant’Elia dal 25 gennaio al 24 marzo), terza tappa di un percorso artistico iniziato in Piemonte, è la mostra che apre in occasione delle celebrazioni del Giorno della Memoria e che inaugura il programma delle iniziative dedicate a “Palermo Capitale Italiana della Cultura”: una collettiva multimediale di opere di artisti italiani ed internazionali, a cura di Ermanno Tedeschi e Flavia Alaimo, prodotta dalla Fondazione Sant’Elia con l’assessorato alla Cultura del Comune di Palermo, che trova nell’arte contemporanea uno dei modi possibili per continuare a perpetuare il ricordo della Shoah.

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Cinquanta opere, tra dipinti, installazioni e video interviste che raccolgono le testimonianze tra gli altri della famiglia palermitana Hoffmann, di Daniel Libeskind, l’architetto di fama internazionale figlio di sopravvissuti, della neo senatrice a vita Liliana Segre, scampata all’orrore di Auschwitz, e di Francesco Lotoro, massimo esperto di musica concentrazionale.

«Con la progressiva scomparsa delle voci dei testimoni della Shoah diviene sempre più difficile tramandare la memoria alle nuove generazioni – spiega Ermanno Tedeschi -. La memoria non è nulla se non incide sul nostro presente, così rapido da essere già futuro. Un mezzo per tramandarla è l’arte, che può trasmettere non solo sensazioni relative al passato ma anche al presente e al futuro».

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Uno dei nuclei concettuali su cui verte la mostra è la cancellazione delle identità: è ciò che raccontano Alberto Burri nel suo “Buco nero” e la grande installazione con due binari, che rimandano al lungo viaggio verso i campi di sterminio, su cui scorrono le fotografie di famiglie ebraiche prima della Shoah. Poi in esposizione l’editto spagnolo del 1492 che pose fine alla presenza ebraica in Sicilia.

A Primo Levi sono dedicate le opere di Anna Russo, che riproduce alcuni brani di “Se questo è un uomo”, di Francesca Leone, che espone un ritratto dello scrittore. Tra i lavori di artisti internazionali, c’è quello di Menashe Kadishman (tra i padri dell’arte israeliana scomparso nel 2015), una scultura titolata “Shachelet” (foglie cadute), in cui una moltitudine di dischi di metallo da’ forma ad un volto che grida.

(Stampa)

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