10 domande/
Riccardo Ghezzi
L’esigenza di una stampa
che racconti Israele

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di Gerardo Verolino –

Riccardo Ghezzi dirige “l’Informale” un giornale online nato nel 2015 per raccontare senza i pregiudizi di gran parte della stampa italiana la politica israeliana. È inoltre autore del libro, scritto con Eugenio Cipolla e Silvia Cirocchi per l’editore Eclettica “Questa è la sinistra italiana”.

Gerardo Verolino

Gerardo Verolino

Mi racconta come nacque l’idea di creare “L’Informale”.   L’Informale è nato in concomitanza con la cosiddetta Intifada dei coltelli, nel novembre 2015. Può sembrare una scelta istintiva e dovuta all’emotività del momento, ma in realtà è stata ragionata perché frutto di una decisione presa da più di un anno, per la precisione nell’estate del 2014, ai tempi dell’Operazione Margine di Protezione. E’ stato allora che ho stabilito di rompere gli indugi e fondare un giornale on line su Israele per contrastare la disinformazione dei media.
In quell’anno ho studiato, approfondito ma soprattutto trovato gli autori che mi hanno permesso di avviare il progetto. Oggi L’Informale è un sito di informazione utile persino a me, che l’ho fondato, per imparare e migliorare le mie conoscenze su Israele grazie agli autori che ci scrivono, tra cui il più produttivo di tutti Niram Ferretti che già avete intervistato, ma è anche una comunità on line che si è sviluppata intorno al sito: autori e lettori che sono diventati amici, frequentandosi non solo virtualmente. Questa era l’idea ed in effetti ci siamo riusciti.

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“L’Informale”, “Informazione corretta”, “Caratteri liberi” e, da un anno circa, “Italia-Israele-Today”, cercano di raccontare una realtà su Israele quanto più veritiera possibile, Israele comincia a suscitare interesse anche in Italia?   Questa domanda non è facilissima, perché da quando ho fondato L’Informale logicamente ho stabilito contatti nella vita reale e nei canali social con persone che sono particolarmente interessate ad Israele e al Medio Oriente. Insomma, vivo in un mondo un po’ ovattato che mi fa credere che tutti siano interessati ad Israele e agli ebrei.  In realtà, frequentando il mondo esterno mi accorgo che non è proprio così e in questi giorni di campagna elettorale mi rendo conto ancora di più che Israele non sia al centro dell’attenzione della politica italiana e di molti candidati.

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E’ vero però che l’interesse per Israele stia aumentando o sia destinato ad aumentare, perlomeno c’è una curiosità, un approccio iniziale, e questo deriva senza dubbio dall’acuirsi della minaccia del terrorismo islamico che spinge sempre più persone a capire meglio le dinamiche del Medio Oriente e quindi anche, e soprattutto, di Israele.
A queste persone ovviamente va offerta un’immagine il più possibile reale di Israele, che non è un paese in cui vige l’apartheid, non ci sono genocidi, non si massacrano gli arabi ma ovviamente non è neppure un microcosmo dove tutto è perfetto, felice e isolato dal resto del pianeta cattivo o destinato all’estinzione. Ci vuole equilibrio e su questo bisogna lavorare.
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Dal suo osservatorio de “L’Informale” può dirmi quanta informazione scorretta vede passare ogni giorno sui media italiani e stranieriGuardi, Le racconto solo un aneddoto: all’inizio ero perseguitato dai dubbi. Mi chiedevo: “Davvero serve un sito di informazione su Israele e Medio Oriente?”, “E’ necessario quello che sto facendo?”, ma è subito arrivato il segnale a fugare ogni incertezza. Si è trattato di un titolo del sito Rainews: “Israele: uccise due adolescenti palestinesi”. Approfondendo la notizia, le due “adolescenti” erano terroriste che avevano appena accoltellato, ferendolo gravemente, un settantenne, peraltro un arabo scambiato per ebreo. Ed erano state abbattute dai militari israeliani. Eccole, le “due adolescenti palestinesi uccise”.  Dopo quel titolo non ho più avuto dubbi: c’era bisogno de L’Informale. E di titoli o notizie capziose come questo ne vedo ogni giorno, su Rainews, sul Corriere, su Repubblica, sul Fatto Quotidiano. Insomma, non esattamente “Palestina Rossa” o “Invicta Palestina”.
A chi darebbe la palma di giornale, o giornalista, più scorretto quando si parla delle vicende israelianeSono tanti, dovendo assegnare il “premio” ad un solo giornalista direi che, ignorando qualche grossolano e poco autorevole blogger del Fatto Quotidiano, lo assegno a Fulvio Scaglione di Famiglia Cristiana.

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A suo parere la notizia del “riconoscimento” di Gerusalemme come capitale d’Israele accrescerà l’odio verso lo Stato ebraico e gli Stati Uniti d’America No, affatto. Potrebbe casomai essere utilizzato come pretesto da chi già odia Israele e Usa, ma proprio per questo è inutile fare allarmismo. Chi odia Israele trova qualsiasi scusa o appiglio per fomentare il suo stesso odio, di cui si nutre.
Non bisogna basarsi su di loro né sulle loro reazioni.
La decisione di Trump è stata giusta, peraltro il presidente statunitense si è limitato a riconoscere l’ovvio. Gerusalemme è la capitale di Israele, a prescindere dai paesi esteri che la riconoscono. Trump ha semmai evidenziato la sovranità di Israele e con essa il diritto di decidere la propria capitale. Certo non può e non deve essere l’Onu a stabilire la capitale di uno stato sovrano.  Su questo argomento sono pure intervenuto telefonando in diretta su RadioUno durante la trasmissione “Tra poco in edicola”. Si stava parlando della decisione di Trump e ho ritenuto opportuno chiedere allo studio di ridimensionare l’allarmismo, perché tutto si sarebbe risolto in una piccola rivolta araba prevedibile e gestibile come ai tempi dei metal detector installati davanti alla moschea di Gerusalemme.  Sono passati due mesi, non c’è stata alcuna Intifada né episodi particolarmente gravi.  Non è accaduto nulla di quanto alcuni giornalisti e analisti si auguravano per accusare Trump di irresponsabilità. Posso dire di aver avuto ragione.
Politica israeliana come l'apartheid all'università di Torino“L’Informale” ha rivelato che un collettivo di studenti di sinistra, nel Campus dell’università di Torino, ha tenuto un convegno di chiara matrice negazionista e antisemita, peraltro senza contraddittorio. Mi può dire come è andata?   Non uno in realtà, ne sono stati organizzati tre nel solo mese di gennaio, dichiaratamente in concomitanza con il Giorno della Memoria.

Sono stato presente al primo in cui Israele è stato accostato al Sudafrica dell’apartheid. Non le dico la sensazione: ero appena tornato da una settimana a Tel Aviv. La cosa grave è che in questo caso i relatori sono stati tre docenti universitari: Elana Ochse e Simona Taliani dell’Università di Torino e Salim Vally dell’Università di Johannesburg.

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Salim Vally

Quest’ultimo, che ha parlato in inglese, si è reso protagonista di un’invettiva violentemente antisionista davanti ad una settantina di giovani, raccontando addirittura di “più di 500 bambini palestinesi all’anno prelevati e arrestati nella notte dalla polizia israeliana”.
Al secondo incontro non sono stato presente ma ne ho dato notizia e resoconto su L’Informale, basandomi sulla testimonianza di Emanuel Segre Amar. Orrendo il titolo: “Israele e lo sfruttamento dell’olocausto”, orribili le cose dette dagli studenti attivisti Bds che si sono improvvisati relatori, tra cui l’ipotesi complottista che il Mossad avesse organizzato attentati nelle sinagoghe in Yemen e Iraq per convincere gli ebrei, che evidentemente stavano tanto bene lì, ad emigrare in Palestina. Il terzo incontro, probabilmente il più “innocuo”, aveva come argomento la rivolta del ghetto di Varsavia ma non ne so nulla.

fd6a32d4-e95f-4478-b8da-6ac49d49cc4eTutti e tre gli eventi sono stati organizzati all’interno del campus universitario Einaudi. Il rettore aveva garantito che il secondo, quello su “Israele e lo sfruttamento dell’olocausto”, non si sarebbe svolto ma invece un’aula è stata trovata.
Questa è la maniera con cui i collettivi di sinistra e il movimento Bds, che ormai hanno praticamente occupato militarmente l’Università di Torino, celebrano Il Giorno della Memoria. E’ accaduto anche negli anni passati.

La notizia del convegno antisemita di Torino, riportata anche da “Italia-Israele-Today”, ha avuto il giusto risalto sui media nazionali? Che sappia io purtroppo no. Ne abbiamo parlato solo noi media considerati “sionisti” e quindi di parte, oltre al Foglio, sempre molto attento a queste tematiche, e ad Affaritaliani: ringrazio il giornalista Antonio Amorosi per essersene voluto occupare dopo aver letto gli articoli su L’Informale.

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Oltre all’episodio avvenuto a Torino c’è stato quello ben più grave avvenuto a dicembre a Milano dove le associazioni palestinesi hanno gridato slogan di morte agli ebrei come raccontato da Giulio Meotti. su “il Foglio”. Vede una crescita dell’antisemitismo in Italia?
Sì, la vedo sui social network e nella vita reale. Vedo l’antigiudaismo teologico di alcuni cattolici preconciliari, vedo un violento antisionismo di sinistra che ormai non si vergogna più di sfociare nell’antisemitismo, vedo l’antisemitismo storicamente radicato e complottista dell’estrema destra e quello numericamente in aumento dei musulmani, logicamente legato all’immigrazione.
Purtroppo il problema non è affrontato nella giusta maniera: l’accusa di antisemitismo è ormai usata come arma per screditare gli avversari politici e rimpallarsi responsabilità tra i diversi schieramenti.
Gli ebrei sono strumentalizzati dalla politica soprattutto per far male agli avversari, ecco quindi che la sinistra si accorge solo dell’antisemitismo della destra e viceversa. Per quanto riguarda i musulmani, il dibattito sull’antisemitismo nel mondo arabo e musulmano è inquinato in partenza dal fatto di essere legato al tema dell’immigrazione, quindi viene nuovamente cavalcato da una parte politica e ridimensionato dall’altra.
Differenze tra oggi e gli anni ‘30? Oggi lo Stato ha gli anticorpi, non promuove leggi razziali e soprattutto oggi esiste Israele. E gli ebrei si sanno difendere.
ShowImage.ashxUltima domanda come sempre sull’anno che sarà per Israele dove lei è stato di recente. Il 2017 è stato un anno di grande crescita economica. Ci sono buone premesse anche per il 2018? Le premesse sono buone, l’economia sta crescendo stabilmente ormai da 5 anni ed è probabile che nel 2018 ci possa essere un’ulteriore svolta positiva, anche superiore a quella degli anni precedenti. C’è grande ottimismo, determinazione, voglia di crescere e migliorarsi. Israele è un Paese giovane che valorizza le eccellenze e la ricerca. Forse ha solo bisogno di una maggiore stabilità politica. L’unico fattore di allarme potrebbe essere rappresentato dall’inchiesta che sta coinvolgendo il premier Netanyahu, vicenda sulla quale non sono mai entrato nel merito e mai entrerò. Questi guai giudiziari potrebbero rendere precari gli equilibri del Paese, mi auguro quindi che possa esserci presto una fine. In questi anni Netanyahu ha dimostrato di essere il leader migliore per Israele, ma l’attuale coalizione di governo è poco solida e troppo dipendente dagli umori dei partiti ultra-religiosi. Da questo punto di vista mi permetto di dichiarare il mio tifo per un governo di larghissime intese Laburisti – Yesh Atid (Lapid) – Likud – Israel Beytenu (Lieberman): una coalizione di centro spostata un po’ a destra, all’opposizione la destra colonica e ultrareligiosa al pari dell’estrema sinistra Meretz e degli arabi. Con un leader moderato come Gabbay alla guida dei Laburisti, un accordo di questo tipo si potrebbe fare e credo che darebbe un’ulteriore spinta ad Israele. Possibilmente, ancora con Netanyahu come leader.

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