Dio, madre, padre

Folla in preghiera al Muro occidentale (Muro del pianto), la vigilia di Yom Kippur. Foto di Yael Shilo

Yom Kippur, folla in preghiera al Muro occidentale (Muro del pianto), (Foto di Yael Shilo)

di Dror Eydar –

Tra un incontro politico e uno economico, all’ultima riunione di staff in ambasciata, venerdì scorso, in vista dell’imminente Yom Kippur, ho letto la breve e profonda poesia di Hava Pinhas-Cohen, “Lo strappo” . Il momento culminante di Yom Kippur è probabilmente al termine della preghiera di chiusura, quella chiamata “Ne’ilà”, con l’invocazione “Il Signore è Dio”, tratta dall’episodio del profeta Elia sul Monte Carmel (1 Re 18, 20-40).

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Dror Eydar

Tra l’invocazione dell’uomo a Dio e quella della figlia alla madre (nella poesia), vi è uno squarcio (uno “strappo”) sostanziale difficile da ignorare dal punto di vista filosofico e teologico. Pensando a quell’episodio sul Monte Carmel, si tratta di una relazione inversa: Elia, in quanto rappresentante di Dio, si presenta al popolo rimproverandolo di aver smarrito la via. Non è simile all’invocazione capricciosa e ostinata di una figlia alla madre. Tuttavia, leggendo la poesia, la connessione tra le due invocazioni appare naturale. Noi invochiamo Dio come la bambina chiama la madre.

imagesMa è così? Per lo meno, così dovremmo sentirci. Come i due appellativi che ci accompagnano per tutti i “Giorni terribili” fra Rosh Hashana e Kippur: “Padre nostro, nostro Re”. Ma per via degli anni che si accumulano, della sofisticatezza che cresce e del cinismo che aumenta, l’abbiamo un po’ dimenticato. Il bambino o la bambina che è in noi ci ricorda anche questa relazione naturale.

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E non soltanto la relazione con il nostro padre; Hava Pinhas-Cohen aggiunge all’equazione anche la relazione fra noi e nostra madre (Lo strappo del vestito ricorda anche lo strappo del lembo del mantello del profeta Samuele da parte del re Saul e la loro speciale relazione, come padre e figlio, per tutti i noti fardelli dell’anima; ma questo sarà per un’altra volta). Si può ricorrere a tutte le invocazioni, ricordando che quella più profonda è quella rivolta a noi stessi, all’io presente in ciascuno di noi, per migliorare (in ebraico il verbo “migliorare” condivide la radice verbale “SH-P-R” con “Shofàr”), per distaccarsi e per rinnovarsi.
Gmar chatimà tovà da Roma.

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Hava Pinhas Cohen

 “Lo strappo”
(di Hava Pinhas-Cohen)

Quando tutti ebbero invocato,
quando tutti ebbero chiamato,
e attorno a me intense fitte fragranze
e fruscio di pieghe di panni nuovi
“Il Signore è Dio”
Sette volte –
Il Signore è Dio
E io le labbra ancora impigliate
cerco di fermarmi fra invocazione e invocazione
la mia veste tirata e ancora tirata
s’è strappata in mano a mia figlia
stancatasi di chiamare:
Mamma, mamma, maaaaammaaaaa

 

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