Doña Grazia è l’Europa

Amos Gitai

Amos Gitai

  di Alain Elkann

Amos Gitai, è preoccupato per il risveglio dell’antisemitismo in molti Paesi europei?  “Sto scrivendo un progetto su una donna del XVI secolo, Doña Grazia Mendes Nasi. Nata a Lisbona, ebrea, fu convertita dall’Inquisizione. Nel 1506, quando il Portogallo accettò l’ultimatum del re di Spagna per via del matrimonio tra le case regnanti dei due Paesi, a Lisbona ci fu un grande pogrom. 

Alain Elkann

Alain Elkann

Donna Grazia – racconta Gitan – riuscì a fuggire ad Anversa e divenne una collezionista di dipinti. Lei e i suoi cugini si occupavano del commercio di sale e pepe dall’India. Poi è stata perseguitata ad Anversa e di nuovo è fuggita in Italia, prima a Ferrara e poi a Venezia. Il ghetto di Venezia, creato nel 1516, limitava la residenza degli ebrei in città a quella zona.

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Doña Grazia Mendes Nasi

Dovevano mettere un distintivo giallo ogni volta che uscivano dal ghetto (non fu un’invenzione dei nazisti). Il Vaticano, poi, non permetteva agli ebrei di dedicarsi all’agricoltura e, quindi, erano spinti da questi decreti a diventare commercianti. La nostra Doña Grazia arrivò a Venezia e divenne uno dei più grandi banchieri della repubblica”.

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Questa donna eccezionale e moderna non aveva paura di nulla. Quando il Papa diede ordine di mettere al rogo gli ebrei di Ancona, prese la sua flotta privata e bloccò quella del Papa. Poi chiese un incontro con Solimano il Magnifico. Lui le chiese: “Cosa vuole da me la donna più sofisticata d’Europa?”. Lei rispose: “Voglio comprare Tiberiade, vicino al Mare di Galilea”. Lui obiettò: “Ci sono solo zanzare lì”. E lei: “Voglio creare uno Stato ebraico”. Riuscì così a salvare 25 mila ebrei, che si dedicarono alla coltivazione dei vigneti”.

Grazie, ma prima di questa sua interessante risposta le avevo chiesto se è preoccupato per l’antisemitismo: lo è?  “E io ho risposto secondo la consolidata narrativa della dialettica ebraica che vuole si risponda sempre a una domanda con un’altra domanda”.

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Qual è la domanda?  “La domanda è: l’origine dell’antisemitismo in Europa è in larga misura religiosa? Generazione dopo generazione, si incitava all’odio contro gli ebrei. C’è stata anche una lotta sui diritti d’autore: hanno preso l’Antico Testamento, hanno cancellato la sua paternità originaria e l’hanno integrato in un’altra religione. Ciò ha provocato sofferenze, migrazioni, minacce e pogrom, per generazioni”.

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Teme che tutto questo possa tornare, considerando che oggi ci sono governi di destra in diversi Paesi europei e che il fenomeno non è limitato all’Europa?  “Questo pericolo esiste e nella sua versione estrema è mescolato con una deriva anti-europea e anti-cosmopolita da parte dei nazionalisti locali. Ecco perché, prima di iniziare questa conversazione, quando mi ha detto che l’Europa esiste solo nella mente dei non europei, ho deciso di raccontare la storia di Doña Grazia che va da Lisbona ad Anversa, a Venezia, a Istanbul, a Tiberiade”. 

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Farà un film su di lei?  “Ne stiamo parlando con diversi produttori, italiani e britannici, che hanno il supporto di Rai1 e di un gruppo francese”.

Chi sarà l’attrice“Isabelle Huppert. Il produttore è Carlo Cresto-Dina e quello francese Jean-Philippe Dupont”. 

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Benjamin Netanyahu

Qual è la sua preoccupazione riguardo a Israele?  “Il problema è che l’attuale governo israeliano, con la sua arroganza e la mancanza di qualsiasi sincero sforzo per risolvere il conflitto israelo-palestinese, contribuisce ad alimentare queste tendenze in Europa. Collaborano con il governo ungherese contro Soros, perché Soros supporta alcune organizzazioni per i diritti umani in Israele. Fino a poco tempo fa consideravano il governo di estrema destra in Polonia un alleato di Israele, perché la Polonia si era astenuta dalle risoluzioni Onu su Gerusalemme. Fino a quando Netanyahu non ha più potuto ignorare il problema, dato che, con una serie di leggi, la Polonia sta codificando la negazione della partecipazione polacca all’Olocausto”.

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Qual è la sua posizione rispetto alla decisione di Trump di trasferire l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme? “Sono più preoccupato dalle politiche e dalle alleanze del governo israeliano che da Trump. Dal succedersi di leggi che limitano la libertà di parola, i diritti umani, la libertà degli artisti di creare opere che si discostino dalla versione ufficiale. L’arte non dovrebbe mai essere un problema di consenso. Distruggeranno il Dna degli israeliani che è così necessario per la loro sopravvivenza”.

A cosa sta lavorando ora?   “Stiamo completando la produzione di “Tramway in Jerusalem”, con 36 attori che hanno già recitato in molti dei miei film, “Kadosh”, “Kippur”, “Free Zone”, “Verso Oriente” e altri. E ce ne sono anche altri che lavorano con me per la prima volta come Mathieu Amalric, Pippo Delbono e il musicista Louis Sclavis. “Tramway in Jerusalem” è un microcosmo dove convivono tutti questi personaggi assai diversi tra loro”.

È una metafora di Israele?  “Sì, forse una visione utopistica, dove si può vivere insieme conservando le proprie caratteristiche, condividendo la vita quotidiana senza necessariamente andare d’accordo ma anche senza oppressione e violenza”. 

 

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