Dove bruciò il Talmud

69

L’ambasciatore israeliano a Roma Dror Eydar a Campo dei Fiori

di Dror Eydar –

Il giorno sta per terminare e io cerco di trovare qualche minuto per scrivere del rogo del Talmud, avvenuto in questo giorno 466 anni fa, nel 1553, qui a Roma in piazza Campo de’ Fiori, che nel Medioevo era un campo aperto. Nel calendario ebraico era la vigilia di Rosh Ha-Shanà, il capodanno del 5314.

70779003_2373704162726053_7247784494848016384_n

Mi sono recato nella piazza e mi sono soffermato sulla targa d’inciampo apposta lì a terra (vedete foto), dove furono dati alle fiamme i tesori della sapienza del nostro popolo. Io amo studiare il Talmud (la Gemara) e cerco sempre di portarne con me qualche trattato. Adesso stavo lì, non solo da ebreo amante del Talmud, ma anche da rappresentante ufficiale dello Stato degli ebrei, per rendere omaggio alla “Torah orale”.

Questi libri sono stati la nostra vita e la nostra sopravvivenza durante la lunga notte dell’esilio, e in virtù di essi – anche in virtù di essi – abbiamo fatto ritorno nella nostra terra, per ritrovare la nostra libertà, e per garantire che l’enorme opera spirituale e intellettuale che abbiamo saputo sviluppare e approfondire al di fuori del nostro luogo naturale, possa prosperare ancor più intensamente nel nostro Paese.

69841537_2373704156059387_2555278101126840320_n

Ed ecco la straordinaria chiusura di un cerchio: il governo italiano investe in un’imponente progetto di traduzione del Talmud in italiano (vedete foto). Finora ne sono stati pubblicati alcuni trattati. Venerdì scorso ho incontrato il rabbino capo di Roma rav Riccardo Di Segni, che si trova nel bel mezzo della traduzione del Trattato Chagigàh (“Offerta festiva”). Ed è davvero una grande festa.

70027397_2373704149392721_2557920562575835136_n

Sabato scorso ho iniziato a studiare in italiano il nono capitolo del Trattato Berakhòt (il “Capitolo dei sogni”), e la traduzione è magnifica! Inclusi le note e i commenti molto colti e interessanti. Un enorme ringraziamento va al Governo italiano e al popolo italiano, per il sostegno a una tale impresa. Vi è una sorta di riparazione a quel torto di 466 anni fa. Non solo il popolo d’Israele è vivo, ma anche i suoi libri sono vivi.

 

Condividi