Dove c’è libertà c’è Israele
La “creazione” dello Stato curdo

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Il referendum che le autorità curde irachene hanno programmato per il 25 settembre ha suscitato ostilità e timore da parte di molti paesi della regione (e degli Stati Uniti).

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Soltanto un paese ha apertamente espresso il proprio sostegno al referendum e al diritto dei curdi di determinare la creazione di uno stato curdo: Israele. Per lo stato ebraico non si tratta soltanto di politica (indebolire l’Iran, la Turchia e le forze dell’islam nella regione), si tratta essenzialmente della sfida di creare un’autentica coesistenza in questa regione.

E c’è in gioco una grande amicizia. Hanno combattuto molto assieme, israeliani e curdi, e sofferto assieme a causa del mondo araboislamico.

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La bandiera israeliana sventola spesso a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Il Mossad, il servizio segreto israeliano, ha addestrato i peshmerga curdi. E questi hanno aiutato gli ebrei iracheni quando Saddam Hussein li impiccava sulla pubblica piazza e li scacciò coi pogrom da Baghdad. Tutti a straparlare della “questione curda”, ma al momento della verità soltanto uno stato si è fatto avanti. Il piccolo stato ebraico.

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E’ a Israele che guardano i curdi. Anche per trarre una lezione. I leader curdi sono consapevoli che la strada verso l’autodeterminazione e la creazione di uno stato non arabo in quella regione è e sarà sempre una grande sfida.

L’esempio più importante è proprio Israele. Settant’anni dopo la sua nascita nel 1948, ancora tutto il mondo a dargli addosso.

(Foglio)

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